Anche le pareti tremavano dal dolore quella sera, rimbombava l’urlo di mia mamma nella casa del tutto vuota, rimbomba ancora in me la visione di lei, seduta per terra, all’angolo vicino alla porta d’entrata, con mio fratellino di due anni in braccio e quasi a schiacciarle, con braccia forti, le nostre testoline mia e di mia sorella di nove anni, due anni più grande di me.
È un racconto breve Memoria di Jasemina Zeqiraj, pubblicato in Come alberi in cammino. Storie migranti, l’antologia di racconti finalisti del concorso DiMMi, Diari Multimediali Migranti 2021, a cura di Natalia Cangi e Alessandro Triulzi, con la prefazione di Monica Massari e la postfazione di Elona Aliko, pubblicata da Terre di Mezzo Editore.

Tutto in pochi righi: sogno, futuro, speranza, gioia, dolore, ricostruzione, radici, amore, forza. I genitori di Jasemina stanno per realizzare il sogno più grande: un nuovo passaporto e il trasferimento a Sarajevo. Tanta felicità per il cambiamento di vita che li attende e per la fiducia che ripongono nella nuova terra che a breve li accoglierà. L’immaginazione dei bimbi corre libera tra
cioccolatini colorati…bianchi…marroni, neri…avvolti in carte argentate e poi caramelle infinite, le immaginavamo piovere dal cielo, come un benvenuto, appena giunti lì.
Il sogno è quasi realtà, ma basta uno squillo per interrompere tutto, per non abbracciare più, da un momento all’altro, il nuovo mondo tanto atteso.
Signora, suo marito Qemal non c’è più.
Una frase breve e fredda spezza un sogno, immortalandolo in un’immagine fatta di sofferenza e sopportazione. La madre di Jasemina, una vera forza di donna, diventa l’unico pilastro della famiglia, il punto di riferimento dei suoi figli, che non può tradire.
Abbiamo vissuto un po’ a Sarajevo, ad Atene, in Macedonia, e poi…mia mamma ha scelto il nostro luogo del cuore…l’Italia! L’Italia dell’amore, dell’accoglienza, della bellezza storica e culturale, l’Italia ruffiana di complimenti e lusinghe ma anche solidale e premurosa, l’Italia che ha donato la nuova vita…
Jasemina Zeqiraj racconta, in maniera cristallina, un pezzo della sua esistenza che ha determinato quella dell’intera famiglia. Una narrazione priva di commiserazione, seppure di elevata drammaticità. Si esprime, attraverso la gioia, l’angoscia del popolo albanese dei primi anni Novanta e, tramite il dolore, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico, come quello della perdita improvvisa di una persona cara.
In questo Memoria si incontra la vita, colma di fiducia e di aspettative che si concretizzano, ma si trova anche la morte, quella che intrattiene, che non si palesa come una notizia e via, quella che assomiglia a un volto conosciuto, del quale ti vorresti liberare, ma non puoi, perché ti costringe a guardarlo, ad accarezzarlo, a parlarci. Così è lo spettro che giunge nella vita di una bimba, con la volontà di plasmarla, non tenendo conto dei lidi benevoli e dell’amore smisurato che ella avrebbe incontrato, permettendole di mettere da parte il fantasma, che ogni tanto fa capolino a modo suo.
Jasemina ha da poco inaugurato, ad Alcamo, il Laboratorio Letterario, uno spazio che profuma di libri, dedicato alla creatività, alla lettura, alla condivisione culturale e all’ispirazione personale. Ad maiora!



