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La dolorosa storia di Ershela nel romanzo d’esordio di Lucia Esposito

Recensione del libro "Sorelle spaiate"

Anna Lattanzi Anna Lattanzi
23 Aprile 2025
Esposito

Il raggiro e l’illusione

Ershela che diventa Lulli, per poi tornare Ershela e rientrare ancora una volta nell’anima violata di Lulli. E poi c’è Viola, Viola Valenti, che ha poco più di vent’anni quando lascia la sua amata Napoli con un bagaglio carico di sogni. Vuole fare la giornalista e spera che Milano, la fredda città meneghina, possa offrirle la possibilità di diventare tale e per l’esattezza, una giornalista di cronaca. Anche Ershela lascia la casa, la sua Albania: ha il cuore pieno d’amore, perché Helidon le ha promesso una vita migliore, il matrimonio e una bella famiglia.

Dopo il viaggio su una nave di fortuna, la porterà a Torino, dove tutto sarà più bello: vivrà da signora, avrà dei bimbi e sarà felice. Il suo futuro sarà radioso e tornerà a prendere Alina, la sorella che lascia a malincuore in una situazione di pericolo. Viola ed Ershela, due ragazze che partono nello stesso anno, il 1998, con desideri diversi, verso un futuro incerto; la prima per andare incontro alla realizzazione, la seconda per sfuggire alla fame, alla violenza, a una condizione sociale e familiare insostenibile. Entrambe alla ricerca della libertà.

Sorelle spaiate
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Ershela, la sorella di tante

Sorelle spaiate. Si intitola così il romanzo d’esordio della giornalista e scrittrice Lucia Esposito, pubblicato recentemente da Giunti Editore, in cui Italia e Albania si incontrano nelle storie delle due protagoniste. Un romanzo ben scritto, animato da una vicenda realmente accaduta che si muove intorno alla vita di una ragazza albanese, ingannata e sfruttata come tante altre giovani donne in quel periodo, introdotte nel mondo della prostituzione da chi diceva loro di amarle e, a volte, uccise per essersi ribellate agli aguzzini.

Sono in Italia. Il viaggio è stato lungo. Prima in macchina fino a Durazzo. Mi sentivo una sposa, seduta accanto a lui che mi stringeva la mano. Poi abbiamo preso un battello di notte. Il problema più grande era arrivare sulle coste italiane senza essere scoperti e senza cadere in mare. Ero l’unica felice su quella barca. […] Helidon mi ha abbracciata tutto il tempo. E per la prima volta mi ha baciata. Un bacio vero.

Viola Valenti

Viola porta con sé la voglia di farcela e quella di non mollare mai, anche quando diventa stagista di Economia e non di Cronaca come avrebbe voluto. Ad accompagnarla la necessità di amare, ritrovandosi a dare affetto a un uomo che non lo merita e sentendosi quasi in colpa per non provare quel sentimento puro, che accarezza il cuore, per chi la ama davvero. Lei così stramba, anticonvenzionale, nella sua particolare semplicità, spesso si rispecchia nel volto della sorella Chiara, il suo opposto. Elegante, realizzata, capelli biondi, puzza sotto il naso, occhi color smeraldo, aria misteriosa, gambe toniche. Davvero non esiste alcun legame? O è talmente forte da sfuggire alla razionalità?

Nessuno ha mai pensato che siamo sorelle. Siamo state nella stessa pancia, però lei sembra planata da un altro pianeta. Abbiamo cinque anni di differenza ma siamo lontanissime.

Viola che deve occuparsi di Economia, riportata sulla strada della Cronaca da un colpo di fortuna unito alla bravura. Così, un giorno incontra Ershela; solo una volta. Un’unica occasione sufficiente a creare tra loro un “legame di sorellanza”.

Le lettere

Lucia Esposito racconta la storia di Ershela tramite le lettere che la ragazza scrive costantemente alla sua amata sorella, alla quale dice tutto ciò che le accade, anche nei particolari. A quelle epistole affida i fatti, le emozioni, le speranze, le sofferenze, le botte, le lacrime, l’ingenuità, l’intimità e la coscienza. Soprattutto, ci mette l’amore, la preoccupazione per Alina e l’odio che nutre nei confronti di sua madre, che ha sostituito il marito, morto prematuramente, con un altro uomo, senza preoccuparsi dell’incolumità delle figlie. Ershela, per amore di Alina, abbandona la possibilità di sfuggire ai magnaccia, per timore che la piccola patisca le sue stesse vessazioni. Tanto, alla fine, arriva l’abitudine, quella terribile e insensata assuefazione al dolore.

Sono tornata su un marciapiede, questa volta a Milano. La mia fica, ormai, non ha più confini: Torino, Roma, Milano, Rimini, prego, avanti tutti, fate quello che volete di me. […] Sul letto, schiacciato come un tappeto, ho intravisto Helidon. Mi ha guardata, si è alzato e mi ha picchiata davanti a tutti. […] Calci e pugni, poi è passato alla cintura dalla parte della fibbia. Paul è venuto a dargli una mano, tanto per fare vedere a quell’altra che fine l’aspetta se solo pensa di scappare.

Il traffico di vite umane

Dopo la caduta del regime, negli anni di confusione e di transizione, l’Albania si ritrova a dover affrontare diverse problematiche, tra cui quelle legate alla tratta delle donne, raggirate e portate all’estero, principalmente in Italia, per essere introdotte nel mercato della prostituzione. Un ignobile traffico che nasce intorno al 1992, in seguito agli accordi stipulati tra gruppi di criminali albanesi e quelli dei Paesi esteri, che sulla vita umana costruiscono una sorta di impero economico. Il fenomeno conosce la sua massima espansione tra il 1996 e il 1998, periodo in cui l’Albania è vittima della truffa delle società piramidali.

La storia di Ershela è quella di diverse ragazze, circuite, illuse e adescate con la scusa di una vita migliore per se stesse e per i propri cari. È giovanissima, ha tanta fiducia, è alla ricerca dell’amore, quello vero, fuori dalla disperazione e dalla povertà del suo Paese. Le piacciono i tacchi alti e le gonne corte, pensa che sarà bella per Helidon, quando ancora non sa che quelli diventeranno i suoi strumenti di lavoro. Si lascia incuriosire, Ershela, da ciò che di nuovo la circonda: la Nutella, quella magnifica scoperta, che tanto vorrebbe regalare a sua sorella.

Se fossi libera, correrei a comprarti proprio adesso i mille barattoli di Nutella che ti ho promesso e te li porterei fino a casa.

La nuova consapevolezza

Lucia Esposito narra gli eventi attraverso le storie. Non consegna un romanzo struggente e nemmeno un ibrido tra narrativa e forma diaristica. Non fa un reportage, né una cronaca. Sorelle spaiate pone il lettore faccia a faccia con l’inferno dello sfruttamento, della violenza fisica e psicologica, della privazione della libertà e di ogni forma di dignità umana. Un raffronto duro, imponente, che non permette di girarsi dall’altra parte, che costringe a guardare negli occhi il mostro, affinché non possa essere più ignorato.

La resilienza, il vocabolo della moderna società, nulla c’entra con la storia di Ershela e con quella di Cinzia e di Didi e di tante Ershela, Cinzia e Didi. Il dolore si fonde con la cecità di molti e il coraggio di pochi, come quello di Viola, che va incontro alla sua sorella spaiata, perché, in fondo, anche lei è prigioniera delle convenzioni, dell’educazione ricevuta, degli stereotipi, dei sensi di colpa e libera, grazie alla sua forza, che le permette di non essere indifferente.

E poi c’è Alina, la destinataria delle lettere, quella sorella bambina che ha già l’orco in casa, quella ragazzina forse merce di scambio, forse abusata o salvata. Una scrittura pulita quella della Esposito, che abbraccia l’espressione personale, che non richiede particolari analisi e argomentazioni e che porta una storia vera, rimasta nei ricordi e nelle emozioni per tanto tempo e con essa una nuova consapevolezza, che nasce dal confronto, dalle parole, dalla verità detta e scritta. A scandire la presa di coscienza i numeri, le date e il tempo che scorre.

Per ventisei anni Ershela è stato un pensiero bellissimo ma anche molto doloroso. Tante volte avrei voluto essere il regista del film della mia vita. […] Avrei voluto avere una seconda possibilità. Non potendo modificare il mio passato, ho scritto questo romanzo per cambiare il finale della mia storia.

 

Argomenti: Giunti Editore
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