«È stato l’uomo più longevo nell’esercizio del potere. Da un secolo a questa parte, soltanto la Regina Vittoria e Francesco Giuseppe lo hanno, per anzianità di servizio, battuto. Ma come abbia governato il suo Paese, non si sa.» Queste parole sono di Indro Montanelli e sono state scritte quando ancora la Regina Elisabetta II non aveva superato tutti i record. Negli anni Ottanta, e anche prima, fu uno dei pochissimi a parlare con competenza di Enver Hoxha, uno degli uomini di potere più indecifrabili e misconosciuti del secolo scorso. Fu il padrone assoluto e unico della piccola Albania per quarant’anni. Di lui, che governò come un sultano orientale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla sua morte, si sa tuttora poco. Soltanto che tenne con pugno di ferro lo scettro di una nazione da sempre costretta a difendersi da potenti vicini e non vicini; e che su di lui illazioni, ipotesi e narrazioni anche fantasiose hanno prevalso su testimonianze e prove certe.

L’opinione
L’uomo che non doveva mai morire. L’Albania e il regime di Enver Hoxha. Il titolo che non passa inosservato e il volto del dittatore albanese in copertina sono i primi elementi del libro di Giovanni Verga che si notano e che, con elevata probabilità, desteranno qualche titubanza in chi ha vissuto gli anni terribili della dittatura albanese, considerata la più sanguinaria dei Balcani.
Il volume, pubblicato recentemente da Prospero Editore nella collana di viaggi e reportage Geopoetica, traccia la storia dell’Albania, dall’avvento del totalitarismo, con particolare riferimento agli ultimi vent’anni di vita di Hoxha, fino alla sua morte. Il percorso viene sviscerato tramite le informazioni storiche e le testimonianze raccolte. L’autore aggiunge alcune note sul flusso migratorio che ha caratterizzato i primi anni Novanta e la successiva evoluzione politica dell’Albania fino al 2023.
A novembre 2023, Italia e Albania hanno firmato un protocollo d’intesa che prevede l’apertura di centri di accoglienza e identificazione in Albania per gli immigrati soccorsi in mare dalle navi della Marina e della Guardia Costiera in acque italiane.
Così si chiude l’excursus condotto da Verga nella vita politica e sociale del Paese delle Aquile, capeggiato dal regime, nelle percezioni di chi era costretto a vivere sotto l’irrazionale dominio dell’uomo. Si racconta della mancanza di libertà e della “paura che sconvolge la mente, induce a comportamenti irrazionali, imprevedibili, fuori da ogni logica. Può portare a rinnegare se stessi, la propria storia personale, il proprio vissuto e le proprie convinzioni più profonde“. Si narra dei processi assurdi e senza alcuna forma di legalità ai quali venivano sottoposti i carcerati, dei capi d’accusa costruiti ad hoc e ancora della guerra alle religioni e di quanto fosse paranoico il potere del tiranno. Ancora si fa un corposo riferimento alla lotta contro gli artisti e gli intellettuali e la loro occidentalizzazione, alla grande purga dei militari e al Festival di Primavera.
L’uomo che non doveva mai morire ripercorre, in maniera veloce, i quarantacinque anni di regime, evidenziandone i punti più salienti, consegnando un testo informativo e utile. Emerge la figura di Enver Hoxha, che si è fatto strada, imponendo la sua ideologia stalinista, dando inizio a un meccanismo repressivo, violento e tragico nei confronti di ogni libertà di espressione e di pensiero. Una lettura scorrevole, quindi, con qualche cliché di troppo e la prefazione, a cura di Carlo Bollino, che cade nella presa di posizione politica e in uno schieramento di parte, che forse un po’ stona con il profilo divulgativo che si è tentato di dare al libro.

