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Intervista ad Agim Baçi. «La letteratura è magia. Permette di guardarsi dentro senza paura»

Anna Lattanzi Anna Lattanzi
28 Maggio 2025
Agim Baci

Agim Baçi è un giornalista, critico, saggista e narratore tra i più noti in Albania. La sua capacità di critica, la visione analitica della letteratura e il suo modo diretto di porsi nei confronti di temi di interesse collettivo, fanno di lui un intellettuale a tutto tondo. In questa intervista, che ci ha gentilmente concesso, narra di letteratura ad ampio respiro. Buona lettura!

Cos’è la letteratura?

Si tratta di un concetto che, forse,  Jorge Luis Borges ha riassunto meglio di molti altri, affermando che

Il libro è immaginazione e memoria e pertanto continua a essere una delle invenzioni più importanti dell’uomo.

A me la letteratura ha donato libertà e fiducia in me stesso, perché mi ha concesso l’opportunità di viaggiare nel tempo, non per vedere cosa mi sono perso, ma per distinguere ciò che devo realizzare e ciò a cui devo aggrapparmi.

Senza la letteratura, sono convinto che non sarei quello che sono, non capirei molte cose che per me sono l’essenza di tutto: credere! Senza fiducia, si perde tutto. Senza di essa, puoi perdere l’amore, la famiglia, gli amici. Quindi, ogni volta che ripenso a me, credo che la letteratura sia quella magia che ci permette di guardarci dentro, senza paura, che ci illumina, in modo tale che possiamo vedere ciò che siamo, dandoci la possibilità di comprendere quello a cui più teniamo.

Credo sia importante tenere presente che ciò che rende felice uno, non rende felice un altro e ciò che infastidisce uno non infastidisce un altro. Ma abbiamo tutti bisogno di un aiuto. E la letteratura suggerisce di tendere la mano a supporto di qualcuno e allo stesso tempo, accettare l’aiuto di chi la tende a noi.

Qual è la situazione attuale della letteratura albanese? Ti chiedo, anche, cosa ne pensi della letteratura nel mondo?

La letteratura albanese si sta riprendendo grazie a un percorso difficile, poiché per 50 anni l’Albania ha vissuto una cultura in cui la parola era “proprietà del partito”. La letteratura albanese oggi racconta che più ci si sente albanesi, più si avverte il bisogno di diventare cittadini del mondo. Credo che una generazione di scrittori educati sotto la dittatura sia in grado di descrivere, con più efficacia di chiunque altro, l’uomo rovinato da quel sistema, colui che ha perso ogni valore umano ed è diventato semplicemente un numero, un anello di una catena senza alcun potere decisionale, nemmeno sulla sua libertà personale.

Nel frattempo, oggi, molti autori albanesi, ormai ultratrentenni, rappresentano una generazione che cerca nuove strade, all’altezza della letteratura mondiale. Molti di essi, infatti, sono nati in svariati Paesi del mondo e, fortunatamente, continuano a ricordare l’Albania, la sua lingua e le sue tradizioni, diventando un ponte importante tra la letteratura albanese e quella mondiale.

Per quanto riguarda la letteratura nel mondo, credo che ci siano autori che siano andati oltre il loro tempo. Milan Kundera, Haruki Murakami, Filip Roth, Javier Marias, Vargas Llosa, Alessandro Baricco, Bolano, Saramago, Houllebecq, sono stati e sono i nomi che hanno affascinato tutti con la loro narrazione, dove passato e presente si fondono.

Ho sempre creduto che la buona letteratura sia quella che possa offrirmi interessanti spunti di riflessione, o che riesca a trascinarmi in un momento di profonda introspezione, in cui interrogarmi su me stesso e su ciò che mi circonda. Tuttavia, continuo a credere che la grande letteratura sia quella che viene riletta e sono sempre tornato a Cervantes, Shakespeare, Dostoevskij, Hasek, Mark Twain, Čechov, Borges, Balzac, Buzzati, Moravia, Danilo Kish, o alla raccolta Le mille e una notte, dove sembra che ci sia tutto ciò che si desidera leggere o scrivere.

Parliamo di Lettera Dylqinja. Come è nata l’idea di scrivere questo libro, cosa ti ha lasciato e cosa ti ha dato?

La Lettera Dylqinja è il frutto delle mie letture, della mia convivenza con molti personaggi. Sono nomi della letteratura mondiale che hanno vissuto a lungo con me, da cui ho attinto molto per affrontare la vita e per scrivere di loro e le risposte ricevute, che si trovano nel testo, costituiscono una maniera di ricambiare, per tutto quello che mi hanno dato in momenti diversi, durante le letture o le riletture. La stesura di questo volume è indice che il libro vive con noi, cammina con noi e spesso diventa quell’amico che non ci lascia mai soli.

In un articolo esprimi la tua preoccupazione per le espressioni linguistiche che trasmettiamo ai bambini. Sei, quindi, del parere che un giorno la letteratura non basterà più?

Il linguaggio produce il pensiero. E se i nostri pensieri sono stati avvelenati, dobbiamo capire quanto questi abbiano avvelenato, a loro volta, la nostra lingua. La sensazione primaria, oggi, è che la comunicazione non abbia più come obiettivo il pensiero e la riflessione, ma solo l’intrattenimento. Oggigiorno, si trovano sempre meno persone che pensano con la propria testa.

Senza un’adeguata riflessione, non possiamo leggere da dove veniamo e, di conseguenza, dove dovremmo andare. La letteratura è una grande forza, fatta di parole, di immaginazione e di memoria. Se non avremo più lettori, l’immaginazione e la memoria saranno in grave pericolo. Come ci insegna Borges, cosa potremmo essere senza immaginazione e memoria? Se abbiamo desideri che ci suggeriscono solo come vestirci, come divertirci, allora avremo sviluppato unicamente il mercato dell’attenzione, ma avremo perso di vista quel percorso dell’umanità, unico motore trainante verso il futuro.

E se i bambini di oggi si trovano su questo cammino scosceso, come ha giustamente notato Umberto Galimberti, allora, noi adulti dobbiamo volgere lo sguardo verso noi stessi e riflettere sulla nostra impotenza nei loro confronti, su cosa dobbiamo fare affinché i bambini di domani continuino a costruire ponti con noi.

Qual è il ruolo degli scrittori e della lettura nella conservazione della memoria storica?

Sono convinto che solo la letteratura preservi l’uomo e il linguaggio. Se oggi sappiamo qualcosa del passato, il merito è della letteratura e dell’arte in generale. Per esempio, nessuno sa se Bruto abbia davvero ucciso Cesare pugnalandolo, ma in molti, nel mondo, sanno che Bruto incarna la sconsideratezza di una persona che può tradire chi gli è molto vicino e a trasmetterci questo concetto – informazione è stato Shakespeare.

Esiste qualcuno a cui interessa sapere se la Beatrice di cui parla Dante sia esistita o meno? No, tutti sono convinti che lei fosse lì. Questo è il grande potere della letteratura: riesce a costruire l’identità di una persona nel tempo, senza bisogno di indagini fattuali per stabilire se ciò sia avvenuto o meno, poiché la sua essenza risiede in ciò che una persona crede di se stessa, dell’umanità e non semplicemente del tempo.

Anche la letteratura comparata, che spesso spiega documenti risalenti a molti secoli fa, è una disciplina che si sta diffondendo, perché non solo avvicina le culture, ma offre anche l’opportunità di comprendere la sostanza del passato e, non di rado, anche la proiezione del futuro.

L’Albania e molti altri ex Paesi comunisti non hanno forse incarnato la previsione di Orwell? Non viviamo oggi nelle autocrazie dello spettacolo predette da Aldous Huxley ne Il migliore dei mondi? Allo stesso tempo, gli scrittori hanno la grande missione di preservare la lingua e per Paesi come l’Albania questo è un impegno straordinario, poiché la lingua rimane lo specchio dell’identità nazionale. L’opera di Dante non è stata una benedizione per la gente comune italiana? Credo, quindi, che la missione della Letteratura sia, come dice Claudio Magris, un viaggio senza fine!

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