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Intervista a Davide Iodice, il regista dello spettacolo teatrale Vizita

Anna Lattanzi Anna Lattanzi
17 Febbraio 2025
Davide Iodice Facebook (1)

Davide Iodice è il regista dello spettacolo Vizita che andrà in scena dal 27 febbraio al 2 marzo al Teatro Fontana di Milano in lingua albanese, con i sottotitoli in italiano, di cui Albania Letteraria è media partner.

La Visita Meravigliosa, ispirato al visionario romanzo di H.G. Wells, è una straordinaria metafora dei nostri tempi: cosa accade quando ciò che è diverso ci guarda negli occhi? Vincitore del Premio Ubu 2024, lo spettacolo è una coproduzione internazionale, vincitrice di premi prestigiosi come il Festival del Teatro Albanese “Moisiu” e premio della stampa “Oslobodenje” al Festival di Sarajevo.

Iodice ha conseguito il diploma in regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma con il Maestro Andrea Camilleri. È tra i fondatori della compagnia libera mente di cui è stato direttore artistico. È stato condirettore artistico del Centro di Ricerca Teatro Nuovo di Napoli. È ideatore e direttore artistico della Scuola Elementare del Teatro | conservatorio popolare per le arti della scena, progetto di arte e inclusione sociale. È responsabile dei progetti di arte e inclusione sociale per il Teatro Trianon Viviani.

Ha collaborato a vario titolo con Carmelo Bene, Leo De Berardinis, Carlo Cecchi, Roberto De Simone, con il maestro guarrattellaro Bruno Leone e con danzatori e performers del Tanz Theater di Pina Bausch, della Compagnie Maguy Marin e del Mark Morris Dance group. Ha lavorato e lavora con il teatro in diversi luoghi del disagio, dall’Ospedale Psichiatrico S.Maria della Pietà di Roma al Carcere di Volterra, a quelli della Giudecca e di Nola, fino al dormitorio pubblico di Napoli e all’OPG di Secondigliano.

Il suo teatro e il suo lavoro pedagogico, oltre che in Italia sono stati prodotti e accolti in Francia, Inghilterra, Spagna, Svizzera, Germania, Svezia, Albania. Ha realizzato opere radiofoniche per Radio 3 Rai con la collaborazione di Goffredo Fofi e Maurizio Braucci , il docufilm collettivo Com’è bella la Città con Roberta Torre, Pasquale Pozzessere, Giovanni Maderna ed è protagonista e autore della scrittura scenica del docufilm Gelsomina Verde pere la regia di Massimiliano Pacifico.

Il suo teatro è oggetto di pubblicazioni su libri e riviste specialistiche nazionali e internazionali e di diverse tesi di laurea e dottorato presso Università e Accademie di Belle Arti di Napoli, Salerno, Milano, Bologna, Pisa, Palermo, Pavia, Cagliari, Siena.

Di recente pubblicazione: Mal’essere all’interno del volume Dopo Eduardo, trent’anni di nuova drammaturgia a Napoli, di Luciana Libero, il volume La Poetica teatrale di Davide Iodice, di Marina Sorge Ediz. Università di Napoli L’Orientale e la drammaturgia dello spettacolo La Luna, edizioni Opere da Tre Soldi.

Nell’intervista, che ci ha gentilmente concesso, narra di Vizita e si racconta. Buona lettura!

Locandina Vizita

Partiamo dalla fine. Perché Vizita? Cosa ti ha incuriosito e come nasce l’idea della regia di uno spettacolo in lingua albanese?

Il tema dell’angelo è un tema che mi è caro da sempre e che è stato il soggetto anche dei primissimi spettacoli con la mia storica compagnia, Libera Mente; gli angeli di Caravaggio, del Beato Angelico, di Klee, quelli di Marquez e appunto l’Angelo di Wells. Quando mi è stato chiesto di avviare un progetto creativo a Scutari, nei giorni di workshop con la compagnia, per capire quale potesse essere la materia da cui partire, mi è tornato in mente questo romanzo fantastico mai portato in scena. Un angelo scambiato per uccello che cade colpito da un prete ornitologo in una piccola comunità. Mi pareva perfetto come favola da ambientare nella ‘terra delle aquile’ e mano a mano che calavo la storia nella realtà albanese, i temi dell’opera hanno cominciato a trovare una
collocazione direi quasi naturale, la spiritualità, la storia migratoria, i conflitti del passato hanno riverberato con forza dando nuovo senso e attualità a questa prodigiosa visione letteraria.

Spiegaci il tuo teatro e il tuo lavoro pedagogico. Come si sposano? Una domanda nella domanda: si tratta di teatro sociale?

Per me il teatro o è sempre sociale o semplicemente non è teatro, o è sempre politico o non è teatro. La pratica pedagogica, il laboratorio sono lo strumento basilare della mia ricerca espressiva : ” io studio l’uomo” dice Shakespeare, questo è il teatro: uno studio dell’umano, e il luogo di questo studio è il laboratorio inteso come pratica quotidiana, come artigianato emotivo, come ‘relazione vitale’. Questa ricerca mi porta spesso fuori dai
teatri, in comunità, territori, realtà sociali in cui l’umanità e più esposta e anche più fragile, qui trovo quel nutrimento e quel senso necessario per fondare quotidianamente un teatro vivo ancorato ai temi e ai bisogni del presente.

Cosa ti è rimasto o cosa ti ha insegnato Libera Mente?

Tra le tantissime, (tutte), cose : l’idea di un teatro comunità.

Sei un regista pluripremiato. Che rapporto hai con i Premi e quanto pensi siano utili?

Sono qualcosa che può o non può capitare, a cui non pensi durante il percorso; un piacevole incidente direi. Il premio è essere riuscito a fare dell’arte teatrale la mia vita, una cosa davvero inimmaginabile per il mio vissuto e la mia provenienza, un premio che condivido con quanti mi hanno accolto e sostenuto. Poi certo vedere riconosciuto il proprio lavoro è sempre motivante non solo personalmente ma per tutta la comunità artistica che sempre si forma attorno a un progetto.

Dopo Vizita?

Dopo Vizita c’è ancora Vizita che continuo a seguire nella sua tourneè internazionale e, sempre in Albania , il Faust ancora in scena al Teatri Kombetar di Tirana. E c’è sempre la Scuola Elementare del Teatro, il conservatorio popolare per le arti della scena con i suoi 200 allievi con disabilità e senza, il Pinocchio che da questa esperienza nasce e ora comincia a girare, i progetti con le realtà che da sempre mi sostengono come il Teatro di Napoli e Sardegna Teatro e nuovi processi creativi ancora in definizione.

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