Sokol Martin Pepkolaj è un attore albanese, nato a Tropoje nel 1979. Figlio di un colonnello e di un’insegnante, è l’ultimo di sette fratelli. Si trasferisce in Italia per amore e qui inizia la sua carriera nella cinematografia, prima come comparsa, poi con piccoli ruoli, sino ad arrivare alla regia e alla produzione. Attualmente collabora con l’IPAAF International Police Award Arts Festival, il Coliffe COLiseum International Film FEstival, il Nez International Film Festival, oltre che essere coordinatore di produzione per Dorado Pictures. Sokol ha recitato con attori di spessore e ha prodotto pellicole di successo. Si racconta nell’intervista che segue. Buona lettura.
Chi è Sokol Pepkolaj e quali sono i suoi legami con l’Italia?
L’Italia è la mia seconda Patria, dove sono arrivato quasi vent’anni fa, per far visita a mia sorella, già residente in loco con la sua famiglia. In quel frangente, ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato. L’amore è stato il primo motivo per cui sono rimasto nel Belpaese. Qui sono riuscito a inserirmi nel campo della moda, facendo il modello, lavorando per Campari e Birra Peroni. Ho collaborato anche con Alex Zanardi e nel frattempo ho frequentato un corso di recitazione a Milano, che mi ha permesso di entrare nel mondo del cinema.
L’Italia mi ha consentito di realizzare il sogno che perseguivo da bambino: fare l’artista. I miei genitori non mi hanno mai sostenuto in questo. La loro idea era che dovessi trovare un lavoro che mi desse un’entrata fissa, sicura, un guadagno immediato. Certo, la mia professione non mi dà la sicurezza economica, ma è quello che voglio fare e che mi piace fare.
Mia sorella mi ha sempre appoggiato, quindi non avevo alcun impedimento, motivo per cui mi sono sentito libero nel tentativo di raggiungere i miei obiettivi. Ho iniziato a collaborare nel settore della pubblicità, per passare a quello del cinema, inizialmente con cortometraggi e piccoli ruoli, fino a girare film che hanno coinvolto attori internazionali, star di Hollywood e italiani famosi.
Quindi, con la cinematografia hai iniziato da zero in Italia?
Esatto. Ho portato con me, dall’Albania, tanta passione, ma nessuna preparazione. Sentivo come un fuoco dentro, che non mi permetteva di impegnarmi in altro. La prima collaborazione con i Festival italiani è stata quella con l’IPAAF International Police Award Arts Festival, che si svolge a Pesaro. Ho legato sin da subito con il Presidente Orazio Anania, sin dalla prima volta che mi ha invitato al Festival.
Io sono figlio di un colonnello e questa è una manifestazione rivolta alla legalità. Abbiamo trovato il modo di collaborare, visto che frequento i vari Festival del cinema, come Cannes, Berlino e sono in contatto con tanti attori. Ho portato quindi artisti tedeschi, che hanno partecipato alla realizzazione di film per il sociale, dando così un importante contributo alla giustizia.
In questo modo, pur non facendo il poliziotto, posso dare anche io il mio sostegno alla lotta contro la criminalità.
Attualmente, con quanti Festival del cinema collabori?
Due in Italia, uno in Albania e uno a Calcutta, in India.
Ora vivi in Germania. Come mai?
Sono i casi della vita. Mai avrei pensato di trasferirmi in Germania. Dopo un po’ di anni trascorsi in Italia, non riuscivo più a trovare delle interessanti occasioni lavorative. Pertanto, ho pensato che potesse essere una buona idea fare un giro in terra tedesca, per capire quello che poteva offrirmi. Qui, mi sono nuovamente innamorato. Sembra che a tenere le briglie del mio destino sia l’amore. Ho deciso di trasferirmi, pur rendendomi conto che non mi offriva più dell’Italia.
A dire il vero, non ho trovato l’accoglienza che ho ricevuto dagli italiani, che si sono mostrati generosi e affettivi. Comunque, ci sono rimasto: anche se la Germania è fredda, io l’ho riscaldata un po’.
Se ti dovessi definire professionalmente, cosa diresti?
Sono attore e sceneggiatore, anche se ho fatto qualcosa come regista.
Cosa ti piacerebbe realizzare che non hai ancora fatto?
Vorrei avere la possibilità di dar vita i miei progetti, senza dover necessariamente chiedere aiuto ai produttori o allo Stato o ad altri enti. In altre parole vorrei essere un produttore indipendente, in maniera tale da realizzare le sceneggiature che mi piacciono con le mie forze e le mie capacità.
Qual è il tuo punto di vista sull’Albania di oggi?
Gli aspetti da esaminare sono due: il primo riguarda quello economico, decisamente migliorato, il secondo è relativo allo spirito albanese e qui il Paese delle Aquile sta perdendo tantissimo. Sembra che stia andando nella direzione di chi vuole aprirsi per capire tutto il mondo, dimenticandosi di quello che aveva e che ha, che è meglio di tutto il resto. Noi avevamo una cultura, una disciplina e un’accoglienza incredibile, che non trovi in nessun altro Paese.
E non esiste più?
Certo che esiste, ma i giovani di oggi la riconoscono Per esempio, nelle zone più a nord del territorio esiste ancora. I miei bisnonni dicevano che La casa è dell’ospite, non è mia. La porta è sempre aperta per l’amico.
Pensi, quindi, che l’evoluzione stia portando l’Albania dalla parte sbagliata?
Sì
Torneresti mai a viverci?
In pensione sì, forse, poiché sarei indeciso tra la mia Patria e il Sud dell’Italia. In Albania ho la famiglia, in Italia troverei accoglienza e amore.



