Figlia del temporale: si intitola così il libro di Valentina D’Urbano, pubblicato recentemente da Mondadori, scrittrice italiana pluripremiata, che racconta, attraverso la storia di una ragazzina, l’Albania di Enver Hoxha.
Siamo nel 1974 e Hira è un’orfana tredicenne. Gli unici parenti che possono prendersene cura vivono sui monti, nel nord dell’Albania, motivo per cui la ragazza è costretta a lasciare Tirana e a trasferirsi in quella piccola comunità di pastori, che vive secondo le regole del Kanun, il più antico codice consuetudinario albanese. Hira ha uno spirito di adattamento che la contraddistingue e si adatta velocemente al nuovo mondo che la accoglie. Astrit, il cugino che ha smesso di parlare quand’era bambino, le insegna a camminare sui monti e in silenzio, per ore. Crescendo, Hira e Astrit trovano una lingua tutta loro per capirsi, fatta di sguardi, carezze e morsi che a volte sembrano baci. Quando a Hira viene imposto un matrimonio combinato, sceglie l’unica via di fuga ammessa dalla legge della montagna: rinunciare alla propria femminilità e diventare una burrnesh, una vergine giurata. E così a vent’anni prende il nome di Mael: si veste come un uomo, lavora come un uomo, beve e fuma come un uomo.
Di seguito l’intervista alla scrittrice che racconta la genesi del volume e tanto altro. Buona lettura.

Come nasce Figlia del temporale e perché hai deciso di ambientare la storia in Albania, all’epoca del famigerato comunismo albanese?
Figlia del temporale ha una genesi piuttosto complessa: nasce prima di tutto da un fatto personale. Nel 2011 ho partecipato, come invitata, alle nozze di una mia amica cresciuta in Italia ma di origine balcanica. I suoi genitori le avevano combinato un matrimonio con un ragazzo che lei non conosceva, che non aveva mai visto. Quell’esperienza che ho vissuto da spettatrice – prima il fidanzamento, le piccole bugie dette a noi amiche per nascondere il fatto che l’unione fosse stata decisa da altri, infine la cerimonia e anche l’amore nato tra i due sposi, successivamente al matrimonio – in qualche modo è rimasta dentro di me per anni, per uscire fuori nel 2021, quando, informandomi sulla storia recente dell’Albania per pura curiosità personale, non sono incappata nella tradizione delle vergini giurate. In quel momento ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere questo tipo di storia, unendola a ciò che stavo studiando per conto mio e cioè il regime di Hoxha. Per me che sono nata nel 1985 e cresciuta in Italia, l’Albania ha sempre rappresentato un buco nella storia dell’Europa. Nessuno, durante gli anni di scuola mi aveva mai parlato di quello che era successo – e che per certi versi stava ancora succedendo – dall’altra parte del mar Adriatico, a pochissimi chilometri dal mio Paese.
Hai visitato l’Albania? Quali ricerche o studi ti sono serviti per scrivere questo volume?
Sono stata in Albania molti anni fa, per varie vicende personali non sono riuscita a ritornare durante la stesura del libro. Ho comunque condotto moltissime ricerche, cercando contatti sul territorio, facendo interviste e leggendo saggi e romanzi di autori albanesi. È stato un lavoro di documentazione che mi ha portato via quasi due anni, anche per le difficoltà a trovare fonti certe e affidabili. Rimane comunque un romanzo; mi sono presa alcune libertà per amore di fiction.
Affronti diverse tematiche care agli albanesi: il Kanun, le vergini giurate e racconti la vita rurale,
con il filo conduttore dell’amore. Un romanzo che passa dalla conoscenza di una realtà diversa per
arrivare al cuore. Era questa la tua intenzione?
Ero interessata alla storia politica dell’Albania. Ero molto incuriosita dalla figura tradizionale delle Vergini Giurate e dal Kanun. E oltre a questo mi premeva dentro una riflessione che in questo romanzo ha trovato uno sbocco, un paradigma che mi sembrava efficace: dove inizia e dove finisce la nostra libertà di donne, la nostra autodeterminazione? In quale misura il nostro corpo e i nostri desideri ci appartengono davvero? A cosa dobbiamo rinunciare e a quali compromessi dobbiamo scendere per reputarci davvero libere?
Quali riscontri ti aspetti da Figlia del temporale?
Non mi aspetto nulla di specifico da parte dei lettori e delle lettrici, perché ogni esperienza è diversa. Ho avuto riscontri molto positivi da lettrici di origine albanese; non era scontato e questo per me è ovviamente motivo di gioia. Per quanto mi riguarda ogni romanzo che scrivo è un’occasione per studiare qualcosa che non conoscevo o per approfondire tematiche che mi interessano e per farmi domande sulla nostra società e sui valori che la animano.





