28 giugno 2017
Arrivata a Caravaggio dovetti scontrarmi con i pregiudizi della gente del posto. La mia iscrizione presso il liceo del paese fu rifiutata malgrado, per legge, ci fosse l’obbligo scolastico fino ai 15 anni e io ne avessi pienamente diritto. Il Preside della scuola, dopo avermi fatto sostenere gli esami di inglese in italiano, mi disse che non poteva accettare la mia iscrizione poiché non ero in possesso del mio permesso di soggiorno. Per lui e lo stato italiano ero clandestina, difforme alla legge: ero inesistente. Al telegiornale vedevo il servizio sui diritti dei fanciulli, le leggi internazionali in merito all’istruzione e malgrado ciò, a me era vietato andare a scuola: perché? Se fossi stata in Albania questo non sarebbe mai successo, nessuno mi avrebbe negato un banco di scuola.

Istanti è il racconto di Elona Aliko, contenuto nell’antologia Parole oltre le frontiere, che raccoglie i dieci scritti finalisti del concorso DiMMi, Diari Multimediali Migranti 2017, pubblicata da Terre di Mezzo Editore nel 2018. A cura di Alessandro Triulzi, Patrizia di Luca e Natalia Cangi, con la postfazione di Igiaba Scego.
È l’8 agosto del 2000 quando Elona lascia la sua amata Albania, insieme alla madre, per partire alla volta dell’Italia, alla ricerca di una vita migliore. Un dolore immenso per la piccola dover chiudere la porta di casa alle spalle, per dirigersi verso l’ignoto, senza suo padre.
I miei genitori e mia sorella scesero le scale del condominio mentre io per ultima chiusi la porta della mia dolce casa. Le ero davanti, guardavo le scale di casa mia dove trascorrevo il tempo con i miei amici; in quel momento i ricordi mi sembravano come cavalli impazziti, non riuscii a distinguerne uno dall’altro.
Elona, suo malgrado, abbandona la terra che le ha dato i natali e con essa il suo vissuto, un pezzetto della sua giovane vita. Dopo i saluti strazianti e il lungo viaggio, si ritrova a Caravaggio, dove tutto inizialmente le sembra bello, interessante, nuovo da scoprire.
Ben presto, però, è costretta a fare i conti con i pregiudizi della gente e soprattutto con i cavilli burocratici che le impediscono di iscriversi a scuola. Eppure lo studio dovrebbe essere un diritto di tutti. Inizia ben presto a somatizzare il suo disagio, che si trasforma in attacchi di panico e depressione, ma essendo clandestina non ha diritto ad accedere al servizio sanitario e nessuno vuole visitarla. Ad aiutarla, con una trasferta a Roma, lo zio paterno e sua moglie dottoressa.
La giovane torna a Caravaggio rigenerata, con l’obiettivo di realizzare il sogno di iscriversi a scuola. In un’occasione fortuita entra in contatto con Pinuccia Tadini, responsabile, all’epoca, dello sportello “Minori stranieri a scuola” della bassa bergamasca. Inizia così una bella avventura per lei, che fa dello Spazio Interculturale la sua seconda casa, sentendosi utile nell’aiutare il prossimo. Qui incontra altri ragazzi con cui condivide tante cose e grazie alla tenacia di Pinuccia riesce a iscriversi a scuola.
L’11 settembre 2001 iniziò il primo giorno di scuola, ero emozionatissima e molto spaventata. Ero eccitata all’idea di trovare dei nuovi amici, di entrare di nuovo in relazione con i miei coetanei. Le mie aspettative, però, furono deluse: nessuno dei miei compagni di classe mi rivolse la parola.
Anche l’approccio con i compagni non è dei migliori e l’attacco alle torri gemelle amplifica il disprezzo tangibile da parte di tutti, sia dei compagni che degli insegnanti. La situazione piano piano migliora, soprattutto quella dei rapporti con gli altri, anche se Elona tende a mascherare chi è realmente, la sua identità, cercando di apparire come essi desiderano che lei sia.
Ma le cose si complicano nella vita di questa ragazza. Quando ha 17 anni suo padre raggiunge la famiglia, in Italia e qui si crea un forte scontro generazionale, superato con enorme fatica.
Elona oggi è una donna che non è mai riuscita a dare il giusto equilibrio alla sua identità, a causa di quel conflitto interiore che colpisce molti immigrati, che non si sentono appartenere più al Paese che lasciano e nemmeno a quello che li ospita. È riuscita però a trasformare tutto questo in forza e determinazione, guardando con bellezza alla diversità, che rende le persone uniche.
Ho la fortuna di vivere dentro due mondi, due culture completamente differenti, di arricchirmi dell’una così come dell’altra e questo mi dà una marcia in più. Due mondi a confronto portano lotta e conoscenza, dolore e gioia, consapevolezza.
In questo Istanti, Elona Aliko esprime tutta la sofferenza che si porta dietro chi è costretto ad abbandonare la propria terra, anche se non in condizioni estreme. Emigrare comporta un cambiamento importante sia sul piano oggettivo, che psicologico ed emotivo. Implica lo sradicamento dalla cultura, dalle abitudini e inevitabilmente si va incontro a un processo di lutto, poiché lasciare il proprio Paese risveglia sentimenti di abbandono e perdita, con una conseguente crisi d’identità.
Tutti emigrano alla ricerca di una vita migliore, ma le strade sono due: una bella, che è quella della riuscita e l’altra è quella della catastrofe, della non riuscita e chi si accinge a partire non sa quale delle due toccherà in sorte. L’immigrato, spesso, si sente imprigionato nella linea di demarcazione che divide i suoi due mondi, nei quali si sente estraneo; alieno al suo passato e distaccato dal suo presente, proprio come è successo a Elona, che è riuscita a trasformare quello che più la feriva in una grande forza positiva di trasformazione.



