La lince sa aspettare è il libro di Daniele Bresciani, recentemente pubblicato da Bompiani Editore, che vede al centro di un intricato poliziesco l’Albania di un tempo passato, con la sua Storia e le sue storie.

La trama
Il ritrovamento di un cadavere incastrato nella ruota di un mulino sconvolge una calda giornata dell’agosto milanese. Siamo nel 2021, in piena epoca covid e a ritrovare il corpo senza vita è Alberto Giachello, che lavora, (a dire il vero è ancora in prova), in un ristorante sul Lambro, un vecchio mulino ristrutturato, dove in quella stessa giornata si festeggerà un matrimonio.
Incaricato delle indagini è l’ispettore Dario Miranda, coadiuvato dall’agente scelto Andrea Brunner. Giunge sul luogo del ritrovamento anche il medico legale Arturo Vitali, che, in seguito ai dovuti rilevamenti, constata che si tratta di una giovane donna, la cui età si aggira intorno ai 34 anni, morta a causa di colpi inferti con un oggetto contundente, tanto da ridurre la malcapitata in uno stato di irriconoscibilità. A catturare l’attenzione di Miranda è qualcosa di alquanto singolare, posizionata accanto al corpo: una moneta albanese.
L’ispettore non perde tempo e con l’aiuto della Scientifica scopre che la vittima, con qualche precedente penale, si chiamava Majlinda Gyonay, era albanese e faceva la badante di una signora anziana. L’inchiesta, che vede l’ingresso di due personaggi che daranno un contributo significativo, Gianni Losi, esperto d’informatica e Marco Arrighi, archivista della memoria enciclopedica, trascina l’ispettore nella comunità albanese di Milano e in particolare presso l’Associazione che segue diverse famiglie da anni.
Compare una foto del 2019, che ritrae persone morte o scomparse senza una motivazione apparente. Nello svolgimento dei fatti riecheggia il Kanun, nella sua peggiore delle interpretazioni e la dittatura di Enver Hoxha, che ha fatto dell’Albania un Paese martoriato.
Alla storia gialla, avvincente, inquietante e ben strutturata si affianca in parallelo un’altra vicenda. L’autore ci porta tra gli albanesi che hanno appena perso il loro dittatore, nelle vite del capo della polizia segreta Dhimiter Kuqi, di Besa e di Fatmir. Ancora, si entra nel mondo delle leggende e delle storie orali, tanto care al Paese delle Aquile.
Due storie parallele che si intersecano
Daniele Bresciani ambienta la narrazione nell’anno in cui si è celebrato il trentennale dello sbarco della Vlora sulle coste pugliesi: quella nave carica di uomini ha risvegliato la coscienza europea, restituendo la consapevolezza mancata fino a quel momento. Ne La lince sa aspettare da una parte ritroviamo l’ispettore Miranda alla sua terza avventura, con la passione per i parchi e per la natura, in una città la cui bellezza è spesso sottovalutata e con il suo strano sentimento nei confronti del magistrato Chiara Baroni e dall’altra ciò che accade in Albania, durante il totalitarismo, che ha appena iniziato la sua fase calante.
Attraverso la storia di Besa, una delle protagoniste e di chi la circonda, Bresciani racconta le dinamiche del regime albanese, offrendo un lucido spaccato della storia d’Albania, di cui ancora si parla troppo poco e che ancora poco si conosce, nonostante abbia condizionato l’evoluzione individuale e collettiva del Paese.
La scrittura, altamente narrativa, permette al lettore di sentirsi partecipe delle vicende descritte, collocate in posti e in tempi diversi, che a un certo punto si incrociano. Lo studio accurato che è alla base del romanzo, consente di comprendere al meglio i fatti realmente accaduti che fanno da sfondo, pur non trattandosi di un volume storico. Bresciani ha scritto un buon libro, in cui il tempo e lo spazio sembrano fondersi e annullarsi, che merita di essere letto per la cura posta in ogni dettaglio e per l’importante impatto letterario.

