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Crinali, una storia di DiMMi

Anna Lattanzi Anna Lattanzi
17 Giugno 2024
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Vivo in un campo profughi con loro, percepisco ogni secondo il loro dolore e la loro sofferenza. Con che coraggio potrei chiedere a questa gente di essere felice mentre sono in attesa di avere notizie di Idlib, sperando che siano buone notizie? Le buone notizie sono quelle nel sapere che sono ancora vivi, ora, mentre scrivo, più tardi non si sa. Come potrei chiedere a queste persone un sacrificio simile in una giornata così triste? Io per prima nn ho voglia di festeggiare: non amo particolarmente i compleanni perché mi mettono a confronto con i miei successi e insuccessi. Non ho voglia di sbattere in faccia a questa gente i miei trentatré anni quando la loro vita è appesa a un filo, quando non sanno se i loro figli avranno questa fortuna, non ne sono capace.

Basta Un Vento Lieve DIMMI 400x

Crinali è il racconto di Elona Aliko, di origine albanese, italiana d’adozione, che svolge attività di volontariato in un’associazione che opera in zone di guerra ed è pubblicato da Terre di Mezzo 2021, nell’antologia Basta un vento lieve della serie DiMMi Diari Multimediali Migranti.

Il volume, che raccoglie le quattordici storie premiate e selezionate dalle commissioni di lettura tra quelle spedite per il concorso DiMMi 2020, è a cura di Natalia Cangi, Antonio Damasco e Alessandro Triulzi ed è realizzato in collaborazione con Patrizia Di Luca e Laura Ferro. La postfazione è di Paule Roberta Yao.

Siamo nel 2018. Elona è volontaria, in Libano, con Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità di Papa Giovanni XXIII, che opera in zone di conflitto. È fortemente provata da quanto vede intorno a sé, dal modo in cui vengono trattati i siriani; la sua vita nel campo profughi è gestita da una girandola di emozioni, tra gioia e dolore, entusiasmo e rabbia. Vorrebbe fare di più, sentirsi utile, non per come lo è già, ma per come lo immagina, a totale servizio degli altri, per alleviare le loro pene, per farli sentire, almeno una volta, liberi di essere, di agire, di vivere. Un sogno impossibile da realizzare in un teatro di guerra, persecuzione, torture, ormai privo di ogni forma di umanità.

Le poche pagine che narrano, in forma diaristica, quanto Elona vede in Libano, sono un concentrato di sofferenza, rabbia, angoscia, desolazione e impotenza e allo stesso tempo, un ampio contenitore di bellezza, di quello che gli uomini sono capaci di fare nei confronti degli altri uomini. Da una parte si impone violenza e dall’altra si dona e si riceve il bene.

Quando sono scesa in aeroporto a Beirut mi sono sentita libera e a casa. Stare qua mi dà la possibilità di essere più naturale, senza convenzioni sociali, di essere me stessa e di capire cosa è realmente importante. Si impara ad apprezzare le piccole cose, le persone, i luoghi e il conflitto interiore. È un luogo che mi mette sempre di fronte ai miei limiti. Non so se questo è il mio posto ma è un luogo dove mi sento a casa. 

Elona non è volontaria solo in loco, ma lo è anche anche in Italia per il Libano. Nel 2019 torna nel nostro Paese, seguendo da lontano i corridoi umanitari che aiutano le famiglie a lasciare quella terra martoriata, alla ricerca di una vita migliore. Nel frattempo arriva il Covid-19, ma nonostante la tragicità della situazione, la volontaria continua a dedicarsi alla causa, occupandosi di una famiglia siriana giunta in Italia proprio grazie a quei corridoi umanitari.

In questi righi, la felicità, per sentirsi veramente utile a quella gente, si mescola con la paura e la tristezza suscitate dalle notizie dei morti a causa della pandemia che sta colpendo il mondo. La quarantena si protrae, bloccando tutto e tutti: le volontarie sono preoccupate, perché non sanno dove reperire le medicine per i rifugiati, per l’isolamento obbligato e per i bimbi siriani, che da poco si sono inseriti a scuola e che sono costretti a seguire le lezioni da casa tramite la Dad (didattica a distanza).

Immaginate di far didattica online in lingua araba, avendo frequentato la scuola solo per quattro giorni e non conoscendo assolutamente la lingua del Paese in cui vi trovate. Come vi sentireste a fare lezione virtualmente? Cosa capirete di quello che vi viene detto o chiesto? Quali sentimenti provereste? L’umiliazione. Questi bambini si sentono umiliati, non gli viene proposta un’offerta formativa facilitata, devono fare lezione come tutti gli altri che sono di madrelingua italiana. Gli viene chiesta la comprensione di testi difficili e si pretende che loro capiscano. […] Vi prego non ditemi che questa è scuola. È discriminazione, disagio, fatica, malessere, umiliazione, solitudine. 

Questi passaggi, dedicati allo status della scuola durante la pandemia, colpiscono molto. Soprattutto le parole forti che Elona utilizza fanno riflettere. Indipendentemente dal punto di vista, che possa più o meno essere corretto e accettabile, termini come umiliazione, discriminazione, malessere rimangono troppo potenti in un simile contesto.

La stessa Elona ha vissuto da vicino e toccato con mano le violenze e le vessazioni che i siriani subiscono e definire “umiliante” la didattica a distanza o il comportamento assunto dai docenti durante tale pratica, giunge come un giudizio eccessivo, esageratamente accusatorio. Sottolineare che questi ragazzi possano sentirsi “umiliati” per essere stati allontanati da scuola, come tutti, in un momento di grande confusione, rischia quasi di minimizzare le reali, gravi umiliazioni che li hanno riguardati e che uccidono giorno dopo giorno il loro popolo.

Nessun dubbio sul fatto che esistano individui capaci di ferire solo per il piacere di farlo o per cose di poco conto, ma si presume che quello che umilia, discrimina e offende sia ben altro. Il concetto, qui espresso, non vuole essere né una difesa nei confronti del provvedimento preso all’epoca dal governo, né un attacco alle idee dell’autrice. Vuole solo esprimere come alcuni vocaboli vengano spesso usati con leggerezza, come in questo caso, non voluta.

Tuttavia, è comprensibile la frustrazione di Elona e delle sue colleghe, che tanto si impegnano in situazioni umanamente insostenibili e che nel periodo del Covid hanno visto sottrarre il contatto umano a chi ne aveva più bisogno. Leggere Crinali significa comprendere quanto sia ancora più grave di quello che crediamo la realtà di alcune popolazioni nel mondo e imparare che esistono persone come Elona che, senza far rumore, ogni giorno si spendono totalmente per gli altri. Ad maiora!

Argomenti: Terre di Mezzo
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