Virgjil Muçi è uno degli scrittori più rappresentativi dell’attuale panorama letterario albanese e uno dei traduttori più apprezzati. Proprio questo suo ultimo impegno, portato avanti con competenza e passione, ha costituito il fulcro iniziale del dialogo che ha animato l’evento, svoltosi presso la Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura a Tirana e che, insieme all’autore, ha visto protagonista la scrittrice Diana Çuli. A coordinare il dibattito l’addetta alla cultura dell’IIC, Cristina Gordini.
Muçi ha sottolineato quanto il lavoro di traduttore abbia positivamente influenzato la sua capacità di scrittore. La traduzione, a suo dire, ha costituto un valido supporto nell’arricchimento del bagaglio culturale, che si ritrova nei libri che pubblica.
Fiabe albanesi è stato il primo volume tradotto in italiano e pubblicato da Besa Muci Editore, che ha permesso al pubblico di lettori della penisola di conoscere la sua scrittura e soprattutto l’amore per le storie.
Per me Calvino è stato come Virgilio per Dante, una guida fondamentale e importantissima.
La passione per Italo Calvino, che nasce dopo la lettura del capolavoro Fiabe italiane, gli ha dato la possibilità di trovare la chiave per iniziare a scrivere racconti che accolgono il lettore in un circolo magico e non più novelle che non assomigliano minimamente alle favole.
Virgjil Muçi ha fatto un corposo accenno alle opere pubblicate in Albania, non ancora tradotte in italiano e alla sua posizione, ormai nota, a favore dell’entrata dell’Albania in Europa.
Sì, vorrei vedere il mio Paese far parte dell’Unione Europea. Ritengo sia un traguardo importante da raggiungere, non solo per l’Albania stessa, ma per tutti i Paesi che fanno parte dei Balcani occidentali.
Per quanto non possa esistere un futuro privo delle epoche trascorse, l’entrata in Europa costituisce, secondo il suo parere, l’unica maniera che il Paese delle Aquile ha a disposizione per non rimanere ancorato al passato.



