Piccole coincidenze della vita coniugale è il libro di Ylljet Aliçka, recentemente pubblicato da Castelvecchi Editore, nella traduzione di Kriselda Rocchi e Fabio M. Rocchi, il cui protagonista, Shazivar, incarna il ricorrente prototipo della figura letteraria del perdente, che suscita empatia e tenerezza.

Il vittimismo di Shazivar
Il volume raccoglie, con l’ironia che contraddistingue la penna di Aliçka, le vicende che si snodano nella semi tragica esistenza di Shazivar, a immagine speculare del tempo che, più di tutti, ha segnato l’Albania. Sin dalle prime battute, il lettore si ritrova nell’esistenza del protagonista, vivendo insieme a lui, spalla a spalla, le vicissitudini che si susseguono e che vengono narrate in ordine cronologico.
La sua vita privata è un fallimento totale, che, inevitabilmente, si riflette sulle questioni lavorative e sociali, tanto che il malcapitato si convince di essere una vittima innocente di eventi sfortunati, di incappare in persone inopportune e di mancare sempre le giuste occasioni, per ritrovarsi impelagato in quelle sbagliate. Subentra così il vittimismo che diventa, per Shazivar, il suo occhio sul mondo.
Le chiavi di lettura
Lo sguardo del lettore non si identifica necessariamente con quello del protagonista, poiché l’autore consegna diverse chiavi di lettura. Dalla narrazione emergono le disuguaglianze sociali, le teorie femministe sulla condizione maschile e tutti i mezzi utili per un’elementare quanto accurata analisi psicologica del personaggio. Si crea così un’interessante diversità tra il punto di vista di chi legge e quello di Shazivar.
Piccole coincidenze delle vita coniugale è un romanzo vivace, una lettura scorrevole, che tiene alta l’attenzione, mettendo in risalto l’acuto profilo dello scrittore albanese, che spesso si sposa con racconti ispirati alla realtà, a ciò o a coloro che la vita gli ha messo sulla strada. L’umorismo che pervade il testo è sottile e mentre fa ridere, mette a nudo i vizi della società e dei comportamenti umani, offrendo spunti di riflessione sugli individui e sulla collettività.
Le donne del romanzo
Tutti gli altri personaggi che vivono nel volume sono disegnati in funzione di Shazivar, comprese sua madre e sua zia, le donne più importanti della sua vita e le altre che lo evitano come fosse peste. Si burlano di lui, quasi demonizzandolo, in una funzione altamente giudicante, che si identifica nella società comunista di Hoxa, che soppesa le basi della dignità umana. Lo stesso Shazivar usa epiteti discutibili nei confronti di qualsiasi figura femminile gli provochi fastidio.
Dal canto loro, le donne che ruotano intorno al protagonista desiderano stare al centro dell’attenzione, esigono un uomo che sia tale a 360 gradi, sono indipendenti, amatrici, accusatorie, esaltano le necessità sessuali, non intendono accontentarsi, tanto meno far parte del vittimismo di Shazivar. Al contempo, fuggono quando non trovano soluzioni, non hanno ideali se non il loro egocentrismo, che non può essere un valido mezzo per modificare il mondo. Lo scrittore si sforza di porsi al di sopra delle parti, cosa che riesce difficile al lettore.
Nulla è ordinario
L’interessante e singolare rapporto padre – figlio, che Aliçka esamina attraverso ciò che il giovane figlio di Shazivar assorbe dal padre, le relazioni tra un uomo imprigionato nelle sue convinzioni e l’universo femminile, la visione che si crea nella mente di chi si persuade di avere la sorte contro, fanno emergere quanto non ci sia nulla di ordinario nella vita di una figura ordinaria. Un libro che esplora le nostre paure e che disegna brillantemente la complessità dell’esistenza e la sua dicotomia tra la risata e il pianto.



