Giacinto Simini

Giacinto Simini ricostruisce la vita del padre, Gennaro Simini, fautore dei moti del 1848 contro la monarchia borbonica e poi esule, prima a Corfù, poi a Scutari.

Il libro ha lo scopo di non far perdere memoria di quei protagonisti del Risorgimento della nostra storia locale “presto dimenticati dalla coscienza collettiva per incuria o ignoranza, mentre sarebbero degni d’essere rammentati e celebrati”.

Nato nel 1812 a Monteroni, Gennaro Simini si forma leggendo da ragazzo i testi dell’illuminismo e frequentando gli ambienti liberali di Napoli, dove si laurea prima in lettere e poi in medicina. Coinvolto nei moti del ’48, viene imputato “di cospirazione per distruggere o cambiare il governo ed eccitare i sudditi e gli altri abitanti del Regno ad armarsi contro l’autorità Reale”.

Scansa l’arresto travestito da contadino. Dopo essere rimasto nascosto quasi tre anni, nel 1851 si imbarca alla volta di Corfù. Nell’isola greca si ferma due anni insieme a Niccolò Tommase ed altri esuli.

Nel 1953 abbandona Corfù e si sistema a Scutari in Albania, dove riprende l’attività di medico.

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