Si chiama “Muza ime” il museo di Argirocastro dedicato alla memoria di Musine Kokalari, la scrittrice dissidente che patì le pene inflitte dal comunismo. Visitabile tutti i giorni, si trova nel quartiere museale “Palorto” di Argirocastro. Presenti alla cerimonia di inaugurazione i familiari, le autorità locali, gli scrittori e l’ambasciatore svedese in Albania.
Allestito nella residenza di uno dei componenti della famiglia Kokalari, in quanto la casa di Musine, andata a fuoco dieci anni, non è stata ancora restaurata, il museo vuole dare voce alla potenza dell’autrice, come spiega, con parole piene di orgoglio e commozione, la direttrice Arjeta Kokalari:
Musine non appartiene solo a noi, ma a tutta l’Albania. Ho voluto dedicarle uno spazio commemorativo e oggi posso affermare che Musine ha una casa, che vogliamo ulteriormente arricchire. Non è un museo come gli altri, qui è la scrittrice che parla; le pareti sono piene dei suoi preziosi appunti che offrono spunti di riflessione. Sono trascorsi dieci anni dopo quel disastro che ci colpì duramente! Ho sempre detto che è andata a fuoco la nostra casa, non il progetto. Non abbiamo avuto l’opportunità di realizzare il museo dove Musine ha esalato l’ultimo respiro, ma in un’altra casa che ha frequentato quando era a Gjirokastër.
Il museo è un progetto del governo svedese, realizzato dall’organizzazione “Patrimonio culturale senza confini” e sarà gestito dagli eredi dell’autrice.
Fonte Shqiptarja.com
Musine Kokalari
Antropologa, poetessa, politica, scrittrice, con la grande capacità di affrontare il mondo fascista, sin da piccola scoprì l’amore per i libri grazie al fratello Vesim che gestiva una libreria a Tirana. A gennaio 1938 si trasferì a Roma per studiare letteratura presso l’Università La Sapienza, dove si laureò nel 1941 con una tesi su Naim Frashëri. Affascinata dalla creatività individuale, rientrò in Albania con l’unico scopo di diventare scrittrice.
Voglio scrivere, scrivere, scrivere solo di letteratura, e non desidero avere nulla a che fare con la politica.
All’età di ventiquattro anni pubblicò Siç me thotë nënua plakë, una raccolta di 80 pagine con dieci racconti in prosa incentrati sulla bellezza del dialetto della sua città. L’antologia, ispirata al folklore Tosco e alle lotte giornaliere delle donne di Argirocastro, è considerata la prima opera della letteratura albanese scritta da una donna. Così la scrittrice definì il suo libro:
Lo specchio di un mondo passato, il percorso di transizione della donna, dalla fanciullezza con le sue melodie, fino all’età adulta, ancora vincolato dalle pesanti catene della schiavitù e del fanatismo.
Subito dopo la seconda guerra mondiale, Kokalari aprì una libreria e diventò membro della Lega Albanese degli scrittori e artisti. Nel 1944 fu accusata di far parte del Partito albanese Socialdemocratico e per questo fu arrestata il 17 gennaio 1946 e condannata a venti anni di carcere dal Tribunale Militare di Tirana come sabotatrice e nemica del popolo.
Fautrice delle libere elezioni e dell’introduzione della libertà di espressione, al processo dichiarò:
Non ho bisogno di essere una comunista per amare il mio paese. Amo il mio paese, anche se io non sono una comunista. Amo il suo progresso. Voi vi vantate di avere vinto la guerra, e ora siete i vincitori che desiderano eliminare quelli che voi chiamate avversari politici. Penso in modo diverso da voi, ma io amo il mio paese. Mi state punendo per i miei ideali!
Collocata da Pen International tra i primi trenta scrittori imprigionati dalla politica, nel 1993, l’allora Presidente dell’Albania Sali Berisha le conferì il titolo di martire della democrazia.


