Le poesie sono pensieri che respirano e parole che bruciano.
Così definiva la poesia il grande poeta inglese Thomas Gray. E di questi pensieri e parole si è riempita l’aria di Korça sabato 25 e domenica 26 maggio, quando si è svolto Netët Korçare të Poezisë 2024, il Festival Internazionale della Poesia di Korça giunto alla sua ventottesima edizione. La kermesse, organizzata dalla Biblioteca Thimi Mitko e da Albania Pen Center, con il sostegno del Centro di Cultura di Korça, ha riunito, anche quest’anno, autori provenienti da diverse parti d’Europa per due serate e non solo, dedicate alla poesia.
A fare gli onori di casa, durante la cerimonia di inaugurazione di sabato 25 mentre la pioggia scrosciante si abbatteva sulla città, Jorida Dhembi, direttrice della Biblioteca ed Entela Kasi, Presidente di Pen Albania.

L’importanza della poesia, il ruolo comunicativo e divulgativo che le compete, la sua bellezza e le motivazioni per cui è fondamentale che se ne parli, sono stati gli argomenti cardine dei vari interventi che hanno caratterizzato la cerimonia di apertura e che hanno sottolineato gli obiettivi del Festival. A presiedere la giuria internazionale chiamata a designare i cinque vincitori dei Premi inseriti nel contesto dell’iniziativa, è stata Entela Kasi. Gli altri componenti, entrambi personaggi di rilievo, Rafaël Newman, poeta, scrittore, traduttore e membro di Pen ed Ernestina Gjergji Halili, poetessa, scrittrice e letterata albanese, hanno evidenziato quanto sia stata difficile la scelta, vista la qualità delle opere proposte. La serata è proseguita con l’emozionante reading di poesie recitate nella lingua madre di ogni ospite.

E la poesia no l’è in gnessuna lengua / in gnessun logo – fursi
E la poesia non è in nessuna lingua/ in nessun luogo. Andrea Zanzotto, uno tra i più significativi poeti italiani della seconda metà del Novecento, definisce in questo modo l’inespugnabilità della lingua poetica e della sua voce, comprensibile tramite la musicalità con la quale si esprime. L’atmosfera del suggestivo cortile dell’hotel Mik è stata inondata da armonia, da preziosi suoni e da un ritmo che non conosce lingua, che arriva al cuore, palesandosi con la bellezza della poesia, nutrimento dell’anima.
A recitare con brillante vivacità, tra gli altri, è Antonio Babliku, un giovane poeta e narratore albanese, che scrive romanzi fantasy per ragazzi da quando ha diciassette anni.

Ho pubblicato in Albania con la casa editrice Dituria e ora sto scrivendo un altro libro. Come autore mi rivolgo ai giovani lettori, anche se costituiscono una demografica difficile da comprendere e da gestire. Sono differenti gli uni dagli altri: fino a qualche anno fa si è corso il rischio che si allontanassero completamente dal libro e dalla lettura. In questi ultimi tempi, invece, si sta registrando un’ascesa: i giovani leggono di più grazie anche a una qualità migliore delle pubblicazioni, alle buone traduzioni e alle tematiche proposte. Una bella conquista.
Mariana Gorczyca è un’appassionata poetessa. Scrittrice e giornalista romena, membro di Pen Romania, autrice pluripremiata, coordina progetti letterari nazionali e internazionali.

Sono scrittrice per sentimento: non passa giorno in cui io non scriva e mi rendo conto di farlo in un momento storico in cui abbiamo davvero poco tempo per leggere. La nostra attenzione si rivolge dappertutto e la concentrazione per la lettura è minima, considerata l’attrattiva offerta dai social media. Penso ci sia un grande bisogno del mondo letterario, affinché possano giungere le testimonianze del nostro passato ai giovani. Conservare la memoria è fondamentale e per questo scrivo romanzi storici, rimanendo nella speranza che si torni a dare alla letteratura romena la stessa considerazione di un po’ di anni fa. Tra gli anni Novanta e il Duemila la nostra cultura letteraria ha suscitato molto interesse tra i lettori dei Paesi Occidentali, assetati di sapere, di capire cosa significhi vivere in piena dittatura, privati di ogni libertà. Io spero di non provare più paura per aver detto qualcosa e lo auguro a tutti, specialmente ai più giovani. Sono felice che tanti di loro si interessino alla poesia in Romania. Non so quanto acquistino libri, ma ne parlano, anche attraverso i social, con un riscontro molto positivo. Tuttavia, non posso affermare che si tratti di un fenomeno di grandi proporzioni.
Una ventata di pura poesia ha avvolto i presenti, con i versi in turco di Filiz Civaner, Güney Özkılınç, Mesut Senol e Musine Arda, con quelli in albanese di Liridon Mulaj, Besnik Mustafaj, Aleksandër Çipa, Entela Kasi e ancora con la lirica in italiano di Salvatore Nappa e Lucilla Trapazzo, in sloveno di Barbara Pogačnik, in inglese dalla voce dell’irlandese Billy Ramsell, in arabo di Dalila Hiaoui, in greco di Christos Tsialis e con quella di tanti altri.

È l’Albania che accoglie il mondo, che parla attraverso la poesia, quella della sua amata lingua e degli altri idiomi. È l’Albania che racconta le emozioni.

La mattinata di domenica 26 si è aperta presso il parco Vangjush Mio, dove è stato simbolicamente piantato un albero. Questa è una tradizione che si rinnova da qualche anno, alla presenza dei poeti e delle autorità cittadine e in questo 2024 l’onore è toccato al professor Sali Bashota, docente di letteratura e Lingua Albanese presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Pristina.
La giornata è proseguita con la maratona letteraria, realizzata presso la Biblioteca Thimi Mitko, durante la quale si è parlato di poesia e prosa. A incontrare il pubblico Güney Özkılınç, che con Rozana Belli e Said Bejko ha disquisito su Nâzım Hikmet, un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco, considerato uno dei più importanti autori turchi dell’epoca moderna.

Al poeta e critico albanese Basri Çapriqi è stato dedicato il secondo incontro, che ha coinvolto i professori Sali Bashota, Ibraim Berisha e Sadik Bejko. Çapriqi è nato in Montenegro e ha studiato lingua e letteratura albanese all’Università di Pristina. È stato professore di stile, semiotica e poesia contemporanea presso l’Accademia delle arti del Kosovo. Ha pubblicato sette antologie di poesia e cinque opere di critica letteraria.

È stata poi la volta di Besnik Mustafaj, che in dialogo con Jorida Dhembi ha parlato del libro The mother tongue di Bill Bryson, che raccoglie la storia e le origini della lingua inglese e le sue varie stranezze Il libro discute intorno alle radici indoeuropee dell’inglese, il crescente status della lingua come globale, la complessa etimologia delle sue parole, i dialetti dell’inglese, la riforma dell’ortografia , la grammatica prescrittiva e altri argomenti.

Liridon Mulaj e Ahmet Prençi si sono confrontati sulla scrittura e le loro opere letterarie, Provinca e Anja. Due modi di scrivere differenti, due obiettivi diversi, uniti dall’amore per la letteratura e la necessità di comunicare attraverso la parola scritta. L’incontro si è svolto nell’incantevole Casa Museo del pittore Vangjush Mio, che è stata dichiarata monumento culturale. Contiene circa 40 dipinti ad olio, paesaggi, nature morte e numerosi disegni che si distinguono per il loro stile molto particolare.

La letteratura come Patria universale dell’uomo. Si intitola così l’appuntamento che ha visto protagonista Mariana Gorczyca e che ha offerto diversi spunti di riflessione circa il concetto di universalità associato alla letteratura.

Al culmine di una domenica mattina ricca di cultura, dibattiti e letteratura, si è tenuto un evento di grande bellezza e suggestione: un reading di poesie presso il Museo d’Arte Medievale di Korça, un luogo straordinario dedicato all’arte e alla storia medievale della città. È stato fondato il 24 aprile 1980, per essere ristrutturato nel 2016, con la collaborazione del comune della città e con il sostegno del governo greco.

Il museo conta oltre 7.000 oggetti artistici e culturali, principalmente icone, sculture in pietra, legno, metallo e tessili, che rappresentano vari momenti dello sviluppo iconografico dell’Albania. Nella sala principale ci sono molte opere di artisti anonimi dei secoli XIII-XIV e famosi tra cui Onufri, Onufër Qiprioti, Maestro Kostandini, Jeromak Shpataraku, David Selenica e i Fratelli Zografi.

In questo magico scenario si è tenuta l’emozionante lettura che ha coinvolto diversi autori tra i presenti. Qui la poesia è stata capace di esprimere con il linguaggio qualcosa di più grande della lingua: gioia e angoscia, felicità e dolore, in un momento di condivisione unico.

La poesia e la sua parlata universale, espressione alta dell’animo umano, senza caducità, priva di riferimenti spazio temporali, al centro delle più vivide sensazioni.

Dalila Hiaoui è una scrittrice e poetessa marocchina, drammaturga che vive e lavora a Roma.
Il mio sacro rapporto con la parola è merito della mia mamma. All’età di due anni ho iniziato a masticare qualche parola grazie ai libri e alla sua intenzione di farmi scoprire il mondo tramite la lettura. Conservo ancora la copia del libro che ho letto in prima elementare. Mio nonno, invece, ogni volta che riuscivo a pronunciare il nome di un oggetto o di un animale, mi portava quella cosa o quell’animale a casa. Ho iniziato a scrivere poesie quando avevo 15 anni: ho sospeso per un po’, in quanto i miei componimenti sono stati giudicati male da mio fratello maggiore. Però poi ho ripreso, in quanto per me scrivere vuol dire vivere, respirare, condividere. Scrivo poesie quando sono arrabbiata o dispiaciuta, quando ho le lacrime agli occhi. Se non sono emozionata non scrivo: la poesia è una valvola di sfogo, un grande urlo contro le ingiustizie. I miei non sono componimenti d’amore, ma affrontano tematiche di interesse sociale. Sono arrivata in Italia circa diciannove anni fa, mi sento realizzata come persona e cittadina italiana, ma so bene che ci sono immigrati meno fortunati o che hanno perso la vita. Per questo porto la loro voce in teatro, ormai da cinque anni. Scrivo in arabo e ultimamente anche in italiano, nelle mie due lingue del cuore.
La conclusione del Festival ha riservato altre emozioni grazie alla maratona di lettura delle poesie tradotte in lingua albanese e di quelle dei poeti d’Albania, recitate dagli attori del Teatro Andon Zako Çajupi. Al termine del reading si è tenuta la cerimonia di premiazione.

Cinque i poeti premiati, con differenti motivazioni.
La scrittrice Mariana Gorczyca la prima a essere chiamata sul palco per il Premio Asdreni.

Il secondo è stato Güney Özkılınç: con lui, visibilmente emozionata, la poetessa Muhsine Arda.

Anche Besnik Mustafaj tra i premiati, per la suggestione della sua poetica.

Barbara Pogačnik per la bellezza e il fascino della sua poesia.

Liridon Mulaj ha ricevuto il premio per la poesia Gjergj, dedicata a suo figlio.

Due giorni di poesia, cultura, di condivisione e di riflessione sulla buona poetica e sull’oralità della poesia. Recitare i versi e interpretarli, due mezzi necessari per ravvivare la magia fonica della poesia. Essa, per chi ascolta, è sonorità, il suo incanto rapisce, il suono che arriva ammalia. A Korça, l’instancabile lavoro di Entela e di Jorida ha fatto in modo che la poesia fosse narrata a voce alta, trasformandosi in un’anima viva che scandisce il ritmo del silenzio che ben si accomoda tra le parole. Pablo Neruda scriveva che
la poesia deve recuperare il legame con il lontano lettore, deve camminare nell’oscurità e incontrarsi con il cuore dell’uomo, gli occhi della donna, con gli sconosciuti della strada, di quelli che a una certa ora del crepuscolo o in piena notte stellata hanno bisogno magari di un solo verso. Bisogna perdersi fra quelli che non conosciamo affinché raccolgano le nostre cose dalla strada, dalla sabbia, dalle foglie cadute mille anni nello stesso bosco.
Netët Korçare të Poezisë 2024, il Festival Internazionale della Poesia di Korça crea una connessione tra la poesia e i lettori, come insostituibile manna per l’anima e come espressione dei più alti sentimenti umani. La bella Albania, che attraverso i versi crea un indissolubile legame culturale con svariate parti del mondo, perché in fondo la poesia parla un’unica lingua, quella dell’amore.



