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Home Frammenti letterari

Grido di dolore e silenzio assordante nella silloge di Griselda Doka

Frammento letterario tratto dalla raccolta Dimentica chi sono

Anna Lattanzi Anna Lattanzi
13 Giugno 2023
Griselda

E poi mi sorprendo ancora

di quello spicchio di terra

con l’erba sfumata di ocra

che si agita nella notte

appassita più dal proprio peso

che dal brusìo circostante

Intorno al tendone del circo

cani in calore

La donna elettrica è tutta per voi

incredibile ma vero unica al mondo

una coppia di zingari discute

al vento

chissà quale antico arcano

mi duole ammettere

che tu ancora scuoti

la mia ragione

oltre ogni limite

e non te lo direi

mai te lo direi

questa volta lascio

che la notte si animi da sola

silenziosa sotto la mia pelle

per poi incrinarsi lentamente

insieme ai cappelli dei clown

ai baci degli zingari

e al tiepido guaito dei cani

Isprăvi, Isprăvi

un richiamo

dal retrogusto

di polvere

e di erba matura

Dimentica Chi Sono Griselda Doko 421x800

L’opinione

In Dimentica chi sono, la raccolta di poesie di Griselda Doka, suddivisa in quattro sezioni, le parole giungono all’animo umano, coinvolgendolo emotivamente e permettendogli di immedesimarsi con l’immaginifico realismo. Sono versi che contrappongono la luce alle ombre, tracciando un lungo percorso che porta verso l’immobilismo delle vivide sensazioni, per poi trascinarsi negli anfratti più oscuri e delicati della coscienza. Lo sguardo rimane attento alle interrogazioni interiori di pura bellezza, alla ricerca di un futuro orientato verso una nuova vita e l’abbandono del disordine che regna nell’organizzata mente di chi si ostina a non ascoltare il cuore.

Le poesie profumano di libertà, nonostante siano tinte di rosso rabbia e assumano le sembianze di una crudele analisi della vergogna umana, che scorre naturale e fluida nelle movenze della collettività. Esse trasudano forza, determinazione e maturità appartenenti a una donna, che attraversando le onde del dolore, desidera rinascere come fosse melodia di un canto. La lente d’ingrandimento si pone sul sogno abbandonato del genuino IO, che si forma nuovamente sorgendo dalle viscere del perentorio soffio vitale.

L’incanto e la dolorosa invocazione si elevano alla stessa potenza nella lirica della Doka. Si fa forte l’urgenza della poetessa di cantare alla sofferenza ineludibile della psiche, che si fonde con l’inno all’amore, profilandosi nella fantasia esistenziale di ognuno e incarnando la benevola ragionevolezza pronta a fronteggiare le antinomie della moralità, affinché al mondo ci siano persone capaci di intrecciare sentimento e ragione, mettendoli sull’equilibrata e salvifica bilancia della rettitudine. L’autrice invita, con decisione, a guardarsi dentro, senza risparmiarsi e senza edulcorare alcunché.

È interessante l’ottica con la quale si guarda al senso della vita, fatta di contrarietà, suggestioni, di un amore talmente puro e passionale, tanto da essere rivendicato come uno dei bisogni primari dell’esistenza, angosciante, inquietante, pesante e al contempo fremente, limpida, gocce di rugiada nel deserto, linfa vitale. “Guardati dentro come nessun altro può fare e smetti di sopravvivere per iniziare a vivere!” sembra voler dire la scrittrice.

Scorre la penna della Doka, sistemando i versi su un’altalena che dona scossoni a chi è fermo nell’inattività dell’Anima, regala empatia a chi non vede più il lume guida del proprio cammino, per poi rinchiudersi in un assordante mutismo. Il canto alla vita si avvicenda con la smorfia di dolore e con il silenzio messo a protezione della coscienza.
In questa raccolta si ritrova la poetessa dell’amore, di quello mancato, alla ricerca consapevole dell’IO attraverso la profonda anamnesi dell’esistenza.

Come sempre accade con i versi della scrittrice albanese, non tutto è perduto. Esiste il risveglio, esiste un Dio al quale aggrapparsi, che non può non guardare la sofferenza degli ultimi, di chi mette i propri figli in mare, considerandolo più sicuro della terra; esiste la consapevolezza della nostra espressione di persona, che non può e non deve fallire. È intensa e tesa la poesia della Doka, un travaglio che si snoda tra il bisbiglio dell’Anima, l’urlo della ragione, tra la soavità e la severità, in un’inchiesta sul vorticoso accasciarsi della speranza e del suo lento peregrinare verso una nuova forma di salvezza.

Argomenti: Griselda DokaFara Editore
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