Tesoro di notizie su de’ Macedoni

Introduzione di Matteo Mandalà. Trascrizione di Giuseppa Fucarino. Contessa Entellina, 2002

Tesoro di notizie su de’ Macedoni

Presentazione del libro

Il Rodotà bastevolmente somministra contezza intorno alla seconda nostra colonia, detto Minzissi, o Mezzojuso di Busambra; ed io vi supplirò varie importanti note. Questa colonia da principio fu men privilegiata, e sulla fine l’è non men disgraziata di mia patria. Nel suo pubblico transonto del 1547 pegl’atti di Notar Nicola Castruccio, conservatore degl’atti di Notar Matteo Fallera di Palermo, fra i quali si vede l’original contratto, o privilegio di capitolazioni sotto li 3 dicembre 5 ind. 1501, esultoriato, e registrato dal 1500 pegl’atti del medesimo Fallera, in cui il Magnifico Didaco de Bugandano, Procuratore generale dell’illustrissimo dottor don Alfonso d’Aragona, arcivescovo di Cesare Augusto re degl’aragoni, abbate commendatario del monasterio de canonici di S. Giovanni degl’Eremiti di Palermo, in virtù di procura in essa città sotto li 6 dicembre 1499, da una parte, e dall’altra Pietro Macaluso, e Giorgio Dragotta, già da allora greci giurati di Mezzojuso, e Pietro Buccola, Nicolò Cucchia, e Marco Spata, greci abitatori delli medesimi casali per nome, e parte di tutto il popolo della medesima università di greci capitolanti, convennero a forami il pubblico istromento delle capitolazioni, sotto l’ipoteca di tutti i loro beni stabili, e mobili preteriti, e futuri, così: innanzi li Signori giurati greci consigliali, et capitolanti per loro, e per nome e parte di tutti l’altri greci dello detto casale, convengon a pagare le decime pelli feudi del sudetto monasterio ad arbitriarneli: di formare fra tre anni case bastevoli, e piantar bastanti vigne, sotto la pena di onze due per ogni masonata, da erogarsi dal governatore in bene del detto casali, dove essi capitolanti subito sian tenuti a riparare la ecclesia della gloriosa vergine Maria di tetto, e di ogni altra cosa, in cui siano tenuti ad minus tenere un prete continuo per servizio di quella, a celebrar l’offizi divini, la quale sia ad elezione, e volontà dello detto Monasterio, il quale sia tenuto donare ad esso prete una salmata di terre franca d’ogni cosa, e tutti li procacci tanto di benefici quanto di elemosina di confessare, e tutti altri cose siamo di esso previte, e se più volessero essi popolanti, siano venuti supplire.

Item che lo detto Monasterio sia tenuto mantenere la detta Chiesa di oglio, cera, e di altri necessari, che all’officio divino bisogneranno eccettochè quando lo detto prete fusse greco secondo li detti popolanti sono, et che essi siano tenuti provedere popolanti sian liberi di partire dal detto casali; e che il detto Monastero oltre li popolanti et altri greci venissero ad abitare in lo detto luogo, e terreno, possa raccogliere ad abitare qualsivoglia altri genti con questa capitolazione a sua volontate, et etiam in lo terreno, senza dissenso delli di popolanti possano donare terreni per massari, et altri edifizi a sua volontà. Item per tutti li dominazioni, e signoria absoluta civili, e criminali e tutto lo esercizio così in la detta popolazione, come in tutta la terra, che essi popolanti piglieranno, detto Monastero a tutta sua volontà possa creare, e revocare quelli officiali, che bisogneranno in la detta popolazione… et item che lo detto Monastero volesse fare castellano della torre, e fortilezo della detta abitazione, in cui andasse alcuno prigione, debbia avere lo castellano grana dieci per unu che li popolanti siano tenuti di pagare la terza parte dell’opera della Torre di Maragme ce di legname, e mastruà, sino a tanto, che sia spacciata. Item lo signore li concede quelle di terre per uso di bestiame, e di seminare, come trovano li tempi passati in li tempi dell’altri governatori. Item in questa parte dello fego delli greci lo signore governatore ci concede, che se soverchiasse l’erba alla stagione, sia della chiesa. Nel Transunto come procuratori per parte di d.i greci vi furono Paolo Barchia capitano, ed il giudice Nicolò Barchia con i giurati del casale di Mezzoiuso.

Fin qui in sostanza al transunto. Il Pirri intorno a Mezzojuso restando all’opposto che intorno alla Contessa, dove fin allora non regnavano latini, preoccupato da’ latini del medesimo Mezzojuso, la Fada Causidico in pro loro, col dimostrare, che da’ tempi più antichi quel casale fu abitato da regnicoli, lochè io l’ommetto come impertinente allo scopo della questione. Sforzandosi poi egli di provare, che tali pretesi vetusti regnicoli segiuvan tuttavia quando vi capitaron i nostri ad abitarvi, e dominarvi, scrisse dicendo1 S. Giovanni degl’Eremiti di Palermo cogl’annessi di S. Maria di Mezzojuso, e di S. Maria di Adriano. Nell’anno 1148 Rogeri, re di Sicilia emanando il privilegio in pro del Monistero Benedettino sotto il titolo di S. Giovanni degl’Eremiti, dice: inoltre provedendo alla quiete se pace di esso monistero vogliamo, che nessun altro intorno alle contingenti cause, o quistioni civili, che nascono tralli sudditi, e vassalli (dunque aveva sudditi, i quali se non fussero gl’abitatori di Muniuffo, che vi avevan i beni da vassalli del monistero, tale donazione sarebbe a noi ignota sopra di chi cadesse) del medesimo monistero, s’intrometta in alcun modo ad esaminarle. Ma l’abbate del medesimo monistero le determini, e le decida per se stesso. O per i suoi officili, ed intorno a ciò, che circa le cause del monistero, avrà capitato in mano del medesimo abbate, nulla ne abbia la nostra corte, ma il tutto ceda al medesimo monistero… Di pristina età è la sacra casa di S. Maria, ed il colto verso lei de’ cristiani di Sicilia si ha dal principio dell’impero de’ Normanni, e fin al 1501 vi erano simili abitatori uomini, quali a differenza de’ greci albanesi, che allora vi sopravvennero furon detti latini, e fragl’altri capitoli col procuratore dell’Abbate commendatario Alfonso d’Aragona con giuramento si obbligarono di ristorare con tetto, e con altre necessarie cose l’antichissima chiesa di S. Maria, già quasi affatto cascata pella vetustà.

Nell’età nostra si numerano 325 case loro, le quali insieme promuovono il paroco, che nella medesima chiesa di S. Maria in rito latino celebra la messa, ed amministra li Sacramenti, a loro spese, e l’arcivescovo palermitano cardinale Doria visitando la Diocesi dichiarò di doversi preferire quella chiesa alla chiesa de’ greci. Quando nel 1448 a cagion del timore del re dei turchi furon fuggiaschi i greci albanesi, e molti rifuggiaronsi in Sicilia, fu permesso, che costrussero il casale nella Piana del diritto della chiesa di Monreale. Da questo luogo, e da altre parti fuori di tale luogo, tali genti passarono ad abitar, e maggiormente popolare Mezzojuso nel 1501, convenendo il procuratore dell’Abbate del nostro monistero co’ latini egualmente che co’ greci. Nell’anno 1520 dedicaron il tempio loro a S. Nicola, in cui ad essi greci si amministrano le cose sacre alla greca dal paroco greco, così coll’andar del tempo tutti insieme si moltipllcarono, sichè quel castello è chiamato casale di Mezzojuso, e degl’uni, e degl’altri ha case 726, annoverandovisi 2952 abitatori…. Costa dagli stromenti del monistero dall’anno 1501, e 1512, che il medesimo procuratore dell’Abbate commendatario Alfonso d’Aragona devenne alla capitolazione co’ giurati del castello, e co’ greci abitatori, quale poi confermò nel 1522 negl’atti di Francesco Palmula in Palermo il procuratore dell’Abbate Elenco Mendoza… don Alfonso d’Aragona arcivescovo Cesaragustano, e del monastero di S. Giovanni degl’Eremiti Abbate commendatario, nipote del re Giovanni, ed illegittimo figlio del re Ferdinando II. Si vede dalla di lui presentazione delli 14 febbraio 6 ind. del 1448, trascritta nel libro del protonotario fol. 35, e nella reggia cancelleria li 25 giugno del medesimo anno, qualmente egli conseguì per ordine di suo padre tutti i benefici vacanti, e vacaturi di Sicilia.

Stabilì per suo procuratore a Didaco Boquedano, il quale nelle tabelle di Matteo Falleri in Palermo li 3 dicembre 1501 co’ giurati del casale Mezzojuso del diritto del monistero di Giovanni degl’Eremiti, devenne a certi patti per abitarvisi i greci, coll’aver fatto commuta di certi benefici in Spagna, e riservando a se il regresso, rassegnò nel 1507 al suo successore… Oggi dal castello, o sia stato di Mezzojuso sene percepiscono 1188 annuali, e 48 galline. Ma dall’Adriano 138. Le quali erano due delle prebende delli sei canonici del monistero di S. Giovanni degl’Eremiti.

Dettagli

Autori: Matteo Mandalà, Nicolò Chetta
Genere: Storia e memoria
Editore: Helix Media Editore
Anno di pubblicazione: 2002