Besnik Mustafaj si colloca tra i più importanti scrittori dell’attuale panorama letterario albanese. Recentemente, Bibliotheka Edizioni ha pubblicato uno dei suoi libri più riusciti L’estate senza ritorno, nella traduzione di Julian Zhara.
Il romanzo, che l’autore scrive nel 1985, vede la luce per la prima volta in Albania nel 1989, dopo aver subito una vistosa revisione da parte di quella che è l’unica casa editrice esistente durante il regime di Enver Hoxha.

I tagli riguardano tutti i passaggi in cui si racconta il corpo della donna, che insieme alla sessualità rappresenta un tabù. Nel periodo successivo alla caduta della dittatura, esce la versione integrale del testo, che conosce una trasposizione cinematografica nel 2019 con il film Inane (Vera pa kthim), diretto da Besnik Bisha.
I protagonisti sono Sana e Gori, una coppia di fidanzati. La giovane, divenuta donna, ha atteso per quarant’anni il ritorno del suo amato che un giorno, senza preavviso alcuno, si presenta alla porta di casa in un corpo che non sembra il suo, caratterizzato da uno strano pallore. La storia si sviluppa tra inquietudini, attese, scambi di battute, in un’atmosfera rarefatta e ovattata.
La copertina, che sembra ritrarre l’assenza e il volto del vuoto umano come specifica lo stesso scrittore, è del pittore Paolo Niutta. Una stanza vuota, una sedia in legno, di quelle d’altri tempi, un paio di scarpe da uomo, una camicia dal taglio maschile e una porta aperta su uno scenario naturale e meraviglioso. Il mare in tutta la sua bellezza e il senso di solitudine arrivano tra queste mura con la stessa delicatezza di un uomo che entra in punta di piedi nel cuore di una donna. Sono immagini poste a emblema del senso di attesa che accompagna Sana, definita da Mustafaj “la Penelope del Novecento”.
La copertina rappresenta una prima chiave di lettura di questo L’estate senza ritorno, ispirato a un fatto realmente accaduto.
Il padre di un amico, presidente dell’associazione veterani della seconda guerra mondiale, nel 1985 si è recato a Mauthausen, in occasione dei festeggiamenti per i 40 anni dalla liberazione del campo nazista. Lì poté constatare che un suo compagno di guerra, morto nel campo, aveva vissuto due settimane in più rispetto alla data ufficiale del suo decesso. Un lasso di tempo di cui nessuno era a conoscenza. La fidanzata dell’uomo, venuta a sapere del fatto, ci rimase molto male: sentiva di aver negato due settimane al suo amore.
La storia dei protagonisti è intrisa di passione e di delicate tematiche, come la verginità e l’intimità, in un racconto privo di termini triviali. La fedeltà di Sana è la metafora dell’assurdo attaccamento al regime di una parte degli albanesi. La conservazione della memoria e l’importanza della storia si esplicano, in maniera chiara, con la passione di Gori per i libri storici. Il personaggio si erge (quasi) a giudice nei confronti di coloro che hanno costruito la truce macchina bellica prima e quella comunista dopo.
La ricerca dell’IO, lo sguardo profondo sull’emotività, l’influenza dell’evoluzione sociopolitica collettiva su quella individuale e l’anamnesi delle inquietudini umane fanno di questo volume un’opera interessante. L’amore, il distacco e la perdita ne compongono il filo conduttore, che ritrae la capacità umana di creare legami malati e surreali con volontarie sottomissioni.




