Un pubblico numeroso e partecipe per l’evento realizzato nel contesto della mostra fotografica Il treno della memoria – Bari Monguelfo 1991 Express, che si è svolto il 15 novembre a Bolzano, organizzato da Shoqata Arberia Bolzano in collaborazione con Albania Letteraria e l’Associazione Culturale Teuta delle Donne Albanesi in Trentino. Sono intervenute diverse autorità italiane tra cui il Sindaco della città di Bolzano, Renzo Caramaschi e l’Assessore della Regione Trentino Alto Adige e Vicepresidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, Angelo Gennaccaro.

A inaugurare l’incontro Mirela Tomassini e il Presidente dell’Associazione Tritan Myftiu. Tre ospiti di rilievo hanno animato il dibattito incentrato sul percorso dell’Albania e della sua Diaspora dal periodo del flusso migratorio a oggi: Entela Kasi scrittrice, presidente di Pen Albania e membro di Pen International, Jorida Dhembi, direttrice della Biblioteca Pubblica Thimi Mitko di Korça e del Festival Internazionale della Poesia di Korça Netët Korçare të Poezisë, Giovanni Accardo, scrittore, insegnante e curatore del libro Dialogo sull’Albania pubblicato da Alphabeta Verlag nel 2019.
La memoria dell’Albania tra sentimenti, immagini ed emozioni. La voce del Paese delle Aquile: un titolo non a caso, ma pensato appositamente per un dialogo che ha avuto come filo conduttore la memoria e la sua importanza. La memoria come approccio a quanto è accaduto nel tempo e nei luoghi. Il grande flusso migratorio dei primi anni Novanta ha risvegliato le coscienze degli italiani e del mondo, permettendo di assumere consapevolezza dell’esistenza dell’Albania, un Paese sofferente e martoriato da 45 anni di chiusura forzata. L’Italia si è riscoperta agognata e desiderata dagli albanesi, protagonista dei loro sogni, osservata segretamente, in quanto parte di quell’Occidente condannato da Enver Hoxha.

Un fatto curioso se si pensa che i primi albanesi sono giunti in Italia nel XV secolo, fondando le comunità arbëreshe, che ancora oggi conservano le tradizioni e la lingua originaria e che gli interscambi tra Italia e Albania non sono mai cessati sin dal Medioevo. Nonostante ciò, ci sono voluti il crollo della dittatura e una situazione economico – sociale destabilizzante per far incontrare i due popoli. Sono passati più di trent’anni da quegli avvenimenti e oggi la Diaspora albanese in Italia è numericamente inferiore solo a quella romena. Non esiste più l’Albania di Hoxha, ma un Paese sviluppato, a cui si presta molta attenzione. Gli albanesi, accolti nel periodo post dittatura e che sono giunti su territorio italiano anche in seguito, hanno creato una comunità ben strutturata, in grado di dare notevoli contributi a livello sociale, politico, economico, culturale, ecc.

A parlare è stata la poesia di Entela Kasi, carica di nostalgia e di amore per quei posti come l’Albania e il Kosovo che non sono stati risparmiati dal dolore che solo la Storia sa dare e che non spegne lo sguardo positivo verso il futuro, perché c’è sempre tempo e modo per migliorare. Interessanti i cenni storici di Jorida Dhembi sul ruolo della figura dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg e su quello della poesia, in qualità di testimone del tempo. La voce narrante dei poeti provenienti da tutto il mondo, Albania compresa, che il Festival di Korça ospita, “raccontano la memoria”, affinché si possa imparare per non sbagliare più e per poter programmare il futuro con lucidità e maggiore stabilità. Il passato ha una funzione analitica che aiuta a comprendere il presente e la letteratura si manifesta come un grande contenitore della memoria individuale e collettiva, che ci aiuta a ricordare emozionandoci.
Alexander Langer, Alessandro Leogrande e i loro scritti sono stati al centro dell’intervento di Accardo. Un dialogo mai avvenuto realmente, ma che nel testo curato dal docente si fa fitto tra i due e dal quale emerge tutto l’amore per la terra d’Albania. Il confronto si è nuovamente spostato sul periodo delle migrazioni e sul grande cambiamento che ha portato anche sofferenza. Si è parlato della tragedia del Katër i Radës che è costata la vita a 81 persone, tirando le fila di un momento che ha cambiato la storia dell’Albania e del mondo.

A impreziosire l’evento gli intermezzi musicali a cura di Erjon Zeqo, anch’egli albanese e residente a Bolzano e dei bimbi, di cui alcuni facenti parte della Scuola di lingua albanese di Bolzano che hanno recitato una poesia di Fatos Arapi intitolata Il paese della luce.

