Una grande affluenza di pubblico per Donato Martucci e Rigels Hailili, protagonisti della conferenza I Kanun tra mito e storia, svoltasi presso la Biblioteca dell’IIC di Tirana. L’evento rientra nel ciclo di incontri nato dalla collaborazione tra Albania Letteraria e l’Istituto Italiano di Cultura a Tirana, che dà spazio ad autori albanesi, i cui libri sono stati tradotti in lingua italiana e a studiosi italiani e albanesi.

Quanti e quali sono i Kanun, come e dove nascono e in cosa consiste la loro mitizzazione, quanto di realistico c’è nel più antico codice consuetudinario albanese, cosa ne rimane oggi e come viene considerato in questa epoca. Intorno a tali tematiche si è sviluppata l’interessante discussione tra i due antropologi e docenti universitari, che ha messo in luce i fondamenti teorici alla base delle norme consuetudinarie, analizzando in modo critico questa importante parte del patrimonio immateriale albanese.
Martucci ha indicato la raccolta di Lek Dukagjini come il punto di riferimento che quasi tutti utilizzano quando si parla di Kanun. In realtà, si tratta di un sistema di interpretazione di quei valori della tradizione orale da parte di Padre Shtjefen Gjeçov fermo ai primi del Novecento. Durante la dittatura le norme furono censurate e una volta caduto il regime, fu preso in considerazione, nuovamente, questo libro, senza considerare la mutevolezza delle norme, a seconda del tempo e del luogo. Quanto è affidabile, quindi, ciò che leggiamo?

La vendetta, l’onore, l’ospitalità, la besa, la famiglia al vertice della società, sono alcuni degli elementi cardine alla base del Kanun, che regolano l’andamento del codice consuetudinario, analizzati dagli studiosi.
Haili, che ha tradotto il codice in polacco, si definisce interessato non tanto alla mitizzazione, quanto all’esame delle motivazioni per cui si seguivano alcune regole e non altre, perché si adottavano alcune soluzioni anziché altre. Una questione molto affascinante, pur rimanendo tutt’ora senza risposta.

Ancora oggi, come sostiene Donato Martucci, ci sono persone sulle montagne chiuse in casa, perché obiettivo di vendetta o individui che chiedono asilo in Italia, dichiarando di essere nel “sangue”, quindi in pericolo di vita in Albania. Una realtà innegabile, che ha potuto constatare durante le sue ricerche sul campo.
Un incontro interessante e arricchente, che ha dato voce a due studiosi preparati e appassionati, con una visione diversa e realistica del Kanun.



