Un pubblico numeroso e interessato ha accolto il giornalista, critico e saggista Agim Baçi, che ha brillantemente animato l’incontro L’Albania raccontata da un saggista, organizzato da Albania Letteraria e dall’Associazione Arbëria Trieste, nel contesto della Rassegna Incroci Letterari, ideata e ospitata dalla Libreria Ubik, Galleria del Tergesteo. L’interpretazione dall’albanese all’italiano è stata affidata a Kamelja Shehu, socia di Arbëria Trieste.

A introdurre l’evento le considerazioni di Baçi circa il volume I rënë nga qielli di Tom Kuka (Enkel Demi), che per motivi personali non ha potuto presenziare all’incontro. Il critico ha sottolineato come il testo affronti un’epoca che ha profondamente segnato il Paese delle Aquile e di cui si parla sempre troppo poco. Il 1997, la guerra civile, l’anno delle bande armate in Albania, costituiscono il fulcro del testo ispirato a vicende realmente accadute, che si fondono con l’acuta fantasia dell’autore. Baçi ha parlato della raffinata scrittura di Enkel Demi e del suo saper portare i fatti al lettore senza edulcorazioni, trascinandolo nella Storia e soprattutto nella sua comprensione.

Si intitola Letër Dylqinjës il libro in cui Baçi, noto per la sua capacità di critica, si trasforma in narratore. Si tratta di un invito a una lettura diversa della letteratura, che si compone di 18 lettere indirizzate a personaggi letterari di livello mondiale, come Don Chisciotte, Shvejk, Çiçikov, Anna Karenina, Madame Bovary, Ulisse, Tom Sawyer, Brut o anche autori come Zvajg e Milan Kundera e da alcuni di essi lo scrittore riceve una risposta.
Nella vita mi sono fatto tante domande e non sempre ho trovato le risposte. Attraverso questo libro ho voluto offrire una visione diversa della letteratura, che ritengo lo strumento essenziale di comunicazione, una maniera per esplorare il mondo, le menti, i sentimenti delle persone, il tempo e lo spazio. La parola scritta trasmette sensazioni ed emozioni che ci aiutano a comprendere meglio noi stessi.
La letteratura costituisce un mezzo tramite il quale raccontare le storie e la Storia e che consente di conservare la memoria e l’idea del passato, che non può essere considerato solo come un frammento del nostro tempo o una devianza momentanea.
In Albania, dopo il 1990, nel desiderio di rincorrere ciò che ci era sfuggito durante la dittatura, è stata praticata quella che Bauman chiama “autogiustificazione storica”.

Baçi ha fatto un corposo riferimento alla necessità di considerare criminale il passato segnato dai regimi totalitari, come un tentativo permanente di compiere il male.
Se non considereremo il nostro passato come il continuo tentativo di sovvertire i valori sociali, allora saremo costantemente esposti al pericolo di quel male. La società albanese ancora non osa leggere il passato criminale sotto la dittatura, sembra non volerlo ancora vedere come un male dormiente tra noi, anche dopo che i crimini sono stati documentati.
Gli interessanti interventi di Baçi hanno dato vita a un vivace dibattito, inizialmente con il giornalista di Rai 3 Antonio Caiazza e subito dopo con il pubblico, che si è mostrato attento e partecipe. Tra i presenti il presidente dell’Associazione Illiria Koper Heset Ahmeti e lo storico e albanologo Peter Štoka.

Un incontro letterario di spessore e di elevato interesse, oltre che pregno di emozioni e di umanità a chiusura della partecipazione dell’Albania alla Rassegna Incroci Letterari. Ad maiora!


