La magia della poesia e la forza della prosa sono state al centro del primo appuntamento della letteratura albanese con la Rassegna Trieste. Incroci letterari, ideata e ospitata dalla Libreria Ubik e per l’Albania, in collaborazione con Albania Letteraria e l’Associazione Arbëria Trieste. Protagoniste del partecipato evento Albania: poesia e prosa a confronto, la scrittrice Rita Petro arivata direttamente da Tirana e la poetessa italofona Gentiana Minga. L’interpretazione è stata affidata ad Amarilda Becolli, socia di Arbëria Trieste.

Le opere di ognuna delle due autrici hanno offerto diversi spunti di riflessione e sono state alla base di un vivace dibattito incentrato, prevalentemente, sul periodo nero dell’Albania, figlio del regime che ha imposto 45 anni di chiusura forzata, isolando il Paese delle Aquile dal resto del mondo.
Lindur së prapthi, (Nata al contrario), si intitola il libro di Rita Petro non ancora tradotto in italiano, la cui trama si snoda intorno ai ricordi del personaggio che anima il romanzo, dalla sua infanzia alla maturità, durante il periodo dell’Albania rossa. La bimba, soprannominata nata al contrario dai suoi familiari, cammina con le mani per terra, proiettando il suo sguardo verso l’alto e tutto le sembra meraviglioso. Le cose cambiano quando mette i piedi sul terreno, raggiungendo, così, la consapevolezza della realtà, che le permette di mettere in atto la sua ribellione interiore.
Lo scopo del libro non è tanto quello di raccontare gli eventi, bensì quello di narrare i sentimenti che conserviamo nelle zone più oscure della nostra memoria. Pertanto, questo romanzo è un invito a recuperare la libertà umana in una società irta di costrizioni. Si tratta della liberazione di un’energia carica di dolore e di felicità.
Quella bambina, che abita in una via angusta, posta a emblema dei confini che stringono l’Albania in una morsa oscura e che vede intorno a sé i luoghi di culto trasformati in palestre, cinema e palazzi in cui si enfatizza il comunismo, diventa una donna che ascolta segretamente i Beatles e canta ad alta voce, contravvenendo alle regole del regime: è così che prende il sopravvento il suo IO. L’autrice conferisce all’individuo il potere di elevarsi al di sopra della tirannia, del favoritismo e della società patriarcale, vivendo la sua vita con passione e ottimismo.

Un’identità ben definita in un mondo indefinito quella che delinea Rita Petro e sul delicato tema dell’individualità si è espressa, in maniera molto schietta, la poetessa Gentiana Minga.
Il percorso di chi lascia il proprio Paese è difficile in ogni senso e quello che ne consegue è che si sente sempre straniero nella terra che lo accoglie ed estraneo quando torna in terra natia.
Tempi che sono… è l’antologia poetica della Minga pubblicata da Terra d’ulivi nel 2021, che nasce da un delicato fatto di cronaca che ha commosso l’intera opinione pubblica.
Anthony, un bimbo della Sierra Leone, aveva cinque anni quando è stato ritrovato solo e semi-assiderato sotto il vagone di un treno merci in sosta al Brennero. Parlo di una storia quasi personale: il piccolo è stato adottato da una mia amica e ora vive a Bolzano. Lo vedo, ogni tanto, recarsi a scuola. La sua sopravvivenza è stata per me quasi salvifica, perché è arrivata in un periodo in cui avevo messo in discussione tante cose. Penso che nulla accada per caso.
Nella raccolta, suddivisa in quattro parti con la doppia traduzione in albanese e in tedesco, si ritrova anche Bolzano, la città in cui Gentiana vive e lavora. La sua realtà multiculturale e il suo interesse ad ampio respiro per la cultura, la trasforma in un importante crocevia.
Si affronta il tema dell’identità, in un tentativo di conciliazione tra le culture, tra i tempi che furono e il presente. Si fa riferimento ai rapporti interpersonali, spesso colmi di diffidenza e di timori che inficiano lo sviluppo personale. Minga non trascura il fenomeno migratorio e le discriminazioni che pesano sulla vita di chi per costrizione o per volontà, di allontanarsi dal proprio Paese.

L’Albania, un mondo dalle tante bellezze, che ancora vive il suo periodo di transizione, a cui fa da cornice l’irrisolto, incarnandosi in un filo indelebile che la lega al passato. Nel suo romanzo la Petro gioca con i tempi, tra il trascorso e il presente, come a sottolineare quanto alcuni fatti e altre brutalità accadute durante la dittatura, si siano ripetuti anche con l’avvento della democrazia. Minga racconta di un Paese in cui ha provato a tornare, dopo essere andata via, ma nel quale non si è ritrovata: la sua perenne mutazione non le ha offerto le solide basi oggettive, culturali e mentali che sperava di scorgere.
La Petro, con la sua scrittura, esprime l’amore per una terra nella quale ha deciso di rimanere, nonostante le difficoltà e Minga sottolinea la nostalgia per quella stessa terra, che sta nel mezzo, ma è pur sempre colma d’amore. L’incontro si è chiuso con uno sguardo positivo al futuro e un improvvisato e piacevole reading di poesie.



