Si è tenuto sabato 18 e domenica 19, presso gli spazi del Centro Culturale Slow Mill di via Volturno 32 a Milano, FjalaFest, il Festival della Letteratura Albanese, che ha visto protagonista l’Albania, con i suoi scrittori, tra i più rappresentativi dell’attuale panorama letterario e i libri, che la narrano in tutte le sue sfumature. Una grande affluenza di pubblico ha caratterizzato l’evento, organizzato da Albania Letteraria, l’Associazione Dora e Pajtimit e il Centro Culturale Slow Mill, con il Patrocinio del Consolato della Repubblica d’Albania a Milano, il Patrocinio di RAI per la sostenibilità ESG, RAI CULTURA e RAI ITALIA in qualità di media partner. Il Festival, che ha avuto altri due importanti partner come Nuove Radici e Illyrian Brains, è stato finanziato da OIM, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni e cofinanziato da Fondazione Cariplo e da Open Society Foundation for Albania.
Sabato 18 maggio
La cerimonia di inaugurazione si è svolta alla presenza di un numerosissimo pubblico, composto dalla comunità albanese, da italiani, da editori arrivati direttamente dall’Albania e d’Italia e da differenti Associazioni albanesi, che hanno raggiunto il Festival da diverse parti della penisola.
A fare gli onori di casa il direttore artistico di Slow Mill Besmir Rrjolli, che dopo un breve saluto iniziale, in cui ha sottolineato l’importanza di iniziative come queste per la comunità, la cultura albanese e per chiunque voglia avvicinarvisi, ha introdotto le autorità presenti: la vice Ministra degli Affari Esteri Artemis Malo, la Console Generale d’Albania a Milano, Anila Pojani e l’Ufficiale per la Diaspora presso il Consolato Luljeta Cobanaj, che hanno ringraziato l’iniziativa esprimendo ampio gradimento.

Subito dopo le Istituzioni, è intervenuto Olti Buzi, il fondatore di Albania Letteraria, il quale, oltre a salutare i presenti, ha presentato il progetto della nostra rivista e la sua evoluzione dalla creazione a oggi. A concludere la sezione del Festival, la Direttrice Artistica di FjalaFest, Anna Lattanzi, che ha ringraziato per la bella opportunità di poter dare un corposo sostegno alla diffusione della letteratura albanese in Italia.

A dare il via alla kermesse i panels dell’incontro intitolato La letteratura albanese in Italia, coordinato dal giornalista Joshua Evangelista. Il primo confronto si è svolto sulla letteratura tradotta nel nostro Paese, al quale hanno partecipato la scrittrice, traduttrice e direttrice del Centro Editoriale per la Diaspora Mimoza Hysa, lo scrittore ed ex diplomatico Ylljet Aliçka, l’autore e drammaturgo Stefan Çapaliku e lo scrittore Tom Kuka (Enkel Demi), che nel 2021 si è aggiudicato il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura. Si è parlato della funzione della cultura letteraria tradotta nel ponte culturale che unisce l’Italia e l’Albania, dell’impatto del testo sul lettore straniero e di quanto riesca a conservare il significato della lingua d’origine.

A parlare di traduzioni, dell’importanza della lingua nella letteratura, le traduttrici Caterina Zuccaro e Giovanna Nanci, il prof. Matteo Mandalà, la prof.ssa Giuseppina Turano e il dott. Carlo Pellicano. Si è posta la lente d’ingrandimento sulle criticità che caratterizzano il mondo delle traduzioni, in questo periodo storico, in cui sono molto pochi i traduttori validi dall’italiano all’albanese, mentre si allarga, a dismisura, la rosa di quelli improvvisati. Dal confronto è emerso un quadro preoccupante e al contempo, senza alcun dubbio recuperabile, puntando sulla formazione dei giovani e sulla consapevolezza che non è sufficiente conoscere le lingue per operare una buona trasposizione letteraria.
In chiusura, l’ultimo panel con lo scrittore e giornalista Christian Elia, il giornalista culturale Blendi Salaj e l’autore Darien Levani. L’importanza della letteratura italofona albanese, l’uso della lingua di adozione nella scrittura, lo sdoganamento della definizione di letteratura migrante sono state le tematiche fulcro dell’intervento di Levani, mentre Elia si è concentrato sulle suggestioni di uno scrittore italiano che decide di raccontare la cultura albanese, sulla sua esperienza di approccio durante la raccolta di testimonianze, che narrano più stralci di vita e di cultura d’Albania. Salaj, sempre molto attento al mondo letterario, si è espresso circa l’interesse dei giornalisti nei confronti dei libri e sulla reciproca conoscenza tra Italia e Albania.

Non solo libri a FjalaFest, che ha accolto la prestigiosa mostra Inner Light del noto pittore Lekë Tasi. A dialogare con l’artista novantaseienne, intorno alla sua vita e le sue opere, Christian Elia. Presente la curatrice Xhovana Precetaj.

Domenica 19 maggio
A inaugurare la seconda giornata del Festival l’incontro Dalla biografia al mito. Autori a confronto, con Stefan Çapaliku e Tom Kuka, il primo di una maratona letteraria che ha caratterizzato l’intera giornata. L’evento, moderato da Anna Lattanzi si è incentrato sui libri tradotti in Italia di entrambi gli autori: Ognuno impazzisce a modo suo e Un angelo in frac di Çapaliku e L’Ora del male e Flama di Kuka.

Il grande scrittore Petro Marko, la sua opera, la sua vita e la percezione della sua “presenza” oggi in Albania, sono state le argomentazioni alla base del dialogo tra lo studioso Anesti Naçi e Joshua Evangelista. Il prof. Naçi ha consegnato al pubblico un quadro completo e dettagliato dell’autore e della sua letteratura, facendo un corposo accenno a L’ultima città, l’unico suo libro tradotto in italiano.

Un confronto tra due autrici albanesi ha contraddistinto il terzo appuntamento della giornata, L’impronta psicologica nella scrittura. Mimoza Hysa e Rita Petro hanno raccontato i loro romanzi, Le figlie del generale di Hysa e Nata al contrario, il libro, non ancora tradotto in italiano di Petro, con il quale si è aggiudicata la nomina al Premio dell’Unione Europea per la Letteratura 2024. I volumi sono accomunati da elementi di grande introspezione e da una originale visione del sistema. Al coordinamento Anna Lattanzi.

Gli arbëreshë, il loro mondo e la conservazione della lingua sono state le tematiche della tavola rotonda Gli Arbëreshë, un miracolo antropologico (Pier Paolo Pasolini) moderata dal giornalista Arbër Agalliu, alla quale hanno partecipato Matteo Mandalà, Giuseppina Turano, Carlo Pellicano e Giovanna Nanci.

L’italofonia tra immigrazione e legalità. Nel pomeriggio si è tornati a parlare di italofonia con Darien Levani, noto per aver scritto di immigrazione e di legalità, portando tanto del suo lavoro, come nel suo libro Toringrad e lo scrittore Eltjon Bida, che racconta la sua esperienza di immigrato nella trilogia C’era una volta un clandestino, Che fine ha fatto quel clandestino? e Non più clandestino, ma anche di violenza contro le donne in Giustizia. Gli autori, con la moderazione di Agalliu, si sono confrontati sulle eventuali difficoltà di scrivere nella lingua di adozione, le motivazioni di tale scelta, l’impatto dell’italofonia nel quadro letterario albanese contemporaneo.

Lo scrittore Ylljet Aliçka, con Darien Levani e Matteo Mandalà hanno discusso durante l’evento Il cerchio letterario, sull’importanza dello studio nella scrittura, di quanto sia necessario approfondire gli argomenti sui quali si è pensato di scrivere un testo. Alla conduzione Albi Hoxa.
A chiudere il Festival la Premiazione di Giovanna Nanci, vincitrice del Premio alla traduzione FjalaFest 2024, finanziato dal Centro Nazionale del Libro e della Lettura Albanese, per la trasposizione in italiano del libro Il dittatore in croce di Mira Meksi. A moderare l’incontro la giornalista Cristina Giudici. Presenti, oltre alla traduttrice, i componenti della giuria: il Presidente Matteo Mandalà, Giuseppina Turano e Carlo Pellicano. Di seguito la motivazione:
Per aver offerto al lettore italiano un’ottima traduzione del romanzo di Mira Meksi, Il dittatore in croce, il cui testo originale, è caratterizzato da una scrittura complessa, da una fitta trama intertestuale e da innovative stratificazioni tematiche.



